Joker – film

C’è tanta storia del cinema dentro Joker, dagli incubi cupi ed espressionisti de L’uomo che ride di Leni, passando per il tramp di Charlot di Tempi moderni per arrivare a Il Corvo di Proyas del 1994.

 

 

Il Joker di Phillips allarga la gamma della disperazione della nostra società imboccando un personaggio borderline con frasi fin troppo politicamente scorrette per essere accettate, ma forse quanto mai vere oggi. Il disagio sociale si affianca e si lega a filo doppio alle catastrofi famigliari degli ultimi 30 anni, dalla dissolvenza della figura paterna alle tragedie delle adozioni e dei centri psichiatrici.

Arthur Fleck, Joker, ha sempre vissuto in un mondo che non lo ha accettato, trattandolo senza alcun riguardo e scartandolo come cibo spazzatura nelle fogne dell’indifferenza. La sua famiglia, nell’unica persona della madre, lo ha mantenuto nell’emarginazione crescendolo nella menzogna e nei soprusi. Un uomo non può sopportare tutto questo senza dilagare nella follia e nella violenza più estrema. La società americana è un ottimo teatro scenico per storie di questo livello e il clown, dai tempi di It a questa parte, ne è l’emblema perfetto. Pierrot era un pagliaccio triste, con la famosa lacrima, It attirava gli innocenti con il suo aspetto innocuo per poi sventrarli, Gacy, il famoso serial killer di adolescenti, avvicinava le sue vittime con la maschera goliardica del pagliaccio, Joker nasconde la sua tristezza dietro il sorriso perfido di un trucco da cabaret.

Joker racchiude in sé tutte le ferite emozionali che dall’infanzia possono esplodere in pura violenza. Il tradimento e l’abbandono paterno, il rifiuto per essere stato dato in adozione, la vergogna di non essere accettato dagli altri, l’umiliazione e la convinzione di non valere nulla. Arthur dice ad un certo punto all’assistente sociale di non sapere se esista veramente e solo dopo alcuni brutali omicidi, sente di avere consistenza. La mancanza di calore umano farebbe impazzire chiunque.

La società che gli Wayne hanno contribuito a creare ha intriso di veleno e sangue i poveri di Gotham, aizzandoli come cani rabbiosi verso il potere. Anche quando Thomas Wayne si candida a sindaco è evidente che la “feccia” della società non verrà aiutata in alcun modo. Arthur se ne rende conto e decide di fare qualcosa di estremo. Nessun ricco che voti un altro ricco potrà capire e aiutare veramente il povero che vive nelle fogne.

L’escalation di violenza scatenata da Joker è solo la punta dell’iceberg di una storia che è destinata a peggiorare.

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Il film mantiene un equilibrio stabile nonostante un personaggio al limite. E’ curioso come il film ponga le basi e indaghi sull’incoerenza che porterà il futuro Bruce Wayne a combattere quei delinquenti che il suo stesso padre ha aiutato a crescere e che ha nutrito con la sua alterigia e indifferenza. Bruce/Batman, in fondo, è figlio di quella violenza e di quella repressione.

Questo Joker nasconde in sé una ribellione alla figura paterna che non è stata in grado di difendere i propri figli, ma ha solo pensato alla propria ingordigia. Se ci pensiamo, tutti i supereroi e gli antieroi, vedi Pinguino e lo stesso Joker, sono stati abbandonati e rifiutati dai propri genitori. Gli eroi, se vogliamo fare gli psicologi, hanno trasformato quella rabbia in forza positiva, mentre gli antieroi l’hanno rafforzata e trasformata in arma di offesa.

Un ultimo aspetto interessante e stimolante è la maschera del Joker. Come detto questo personaggio può essere una sintesi di Gwynplaine dell’Uomo che ride di Hugo, di Erik de Il corvo e di Charlot. Tutte maschere comiche o tragiche con un fondo di disperazione senza salvezza. Come dice Arthur nel film prima di uccidere, “ho sempre creduto che la mia vita fosse una tragedia, invece è una commedia”.

Phoenix esprime con grande naturalezza una follia che gli appartiene e che sembra riesca a tradurre e a sfogare nell’arte, a differenza di Ledger che non resse al ruolo.

Uno dei più bei film dell’anno.

Voto 5/5locandina

Alla soglia dell’eternità – film

VAN-GOGH-Sulla-soglia-delleternità-POSTER-WEBAt eternity’s gate non è una biografia scientifica sugli ultimi anni del pittore Vincent Van Gogh, ma una visione sentimentale ed emozionale del suo tentativo di essere pittore e artista a dispetto di ogni critica e pregiudizio dei suoi contemporanei. Ad un sacerdote che gli chiedeva se credeva che Dio gli avesse donato il dono della pittura Vincent riponde che sì, la pittura era il suo unico talento. Il prete, incalzando, gli chiede perché dice che faccia il pittore se non ha mai venduto un quadro. Van Gogh gli dice “perché dipingo, sono un pittore”. Sembra che Van Gogh faccia sua la massima cartesiana del “cogito ergo sum”. Vincent è e si sente pittore dalla punta dei capelli sino alle punte dei piedi. Non c’è alternativa in sé, il solo pensiero di non poter dipingere gli fa sorgere pensieri nefandi e di morte. Ma Van Gogh, sulla sua strada, incontra persone che lo considerano pazzo e lo scoraggiano a proseguire, spingendolo a cercare un lavoro serio senza gravare ulteriormente sul fratello Theo a cui era molto affezionato e da cui riceveva tutti gli aiuti necessari (chi fa l’artista sa cosa ha provato Vincent).

Van Gogh lottò tutta la vita con visioni e impressioni, frutto della sua forte sensibilità che lo rendeva creativo e debole allo stesso tempo, vulnerabile e instabile mentalmente. Vincent non riuscì mai ad accettare la sua pura natura creativa. Beveva molto e diventava violento proprio perché non riusciva ad essere in pace con se stesso. Questa lotta interiore lo portò varie volte a ricoveri coatti in strutture psichiatriche e a terapie intensive. Theo lo sostenne come poté, ma il pittore e l’uomo Vincent erano in eterno conflitto con il mondo e con i principi di razionalità che professava. Vincent era il pioniere di una nuova arte che vedeva il mondo naturalistico puro e senza filtri, un passo oltre gli Impressionisti più famosi, Manet, Degas, Monet. Con Gaugin Vincent cercò di donare al mondo una nuova forma di pittura, luminosa e calda, ma il mondo non era ancora pronto. Forse, pensava, Dio gli aveva mostrato cose che solo l’uomo del futuro avrebbe capito. In vita, infatti, non vendette un solo quadro, se non per un pezzo di pane e una misera cena. Le sue oltre 300 opere diventarono famose successivamente alla sua morte, misteriosa, a fine ottocento e valutate centinaia di milioni di dollari ancora oggi.

van-gogh-sulla-soglia-delleternitàVan Gogh non smette di stupire. Nel 2016 sono stati trovati 65 disegni di sua mano in un magazzino ad Arles, frutto delle sue esperienze in solitudine nei campi della Provenza.

Schnabel, anch’egli pittore, ha saputo ridar vita al pittore e all’uomo Van Gogh con forza e cuore come mai nessuno prima. Qualche anno fa un’opera di animazione aveva ricreato la vita del pittore olandese, Loving Vincent, che aveva emozionato con la stessa intensità. Schnabel, da parte sua, ha trovato in Willem Dafoe un attore eccellente che si è immerso nella parte con pathos e sentimento.

van-gogh-alle-soglie-dell-eternitàQuesto At eternity’s gate è un viaggio emozionante nel tentativo di un uomo, tormentato, di essere quello che la sua natura e la sua anima anelavano che fosse. Questo film vuole dare speranza a tanti che, come Vincent, sentono di essere sbagliati in un mondo che li vorrebbe omologati in vie standard e monocordi. Vincent soffrì tutta la vita ottenendo ben poco dalla sua passione. Ora che il mondo sta cambiando, chi si sente come Van Gogh può essere quello che vuole nonostante critiche e giudizi. La diversità, ma soprattutto l’unicità, sono premiati. Se la vita può avere un senso allora la ricerca della felicità è l’obiettivo primario.

Voto 4/5

King Arthur – Il potere della spada – film

Voto 3/5

kingA noi Guy Ritchie piace, nonostante incongruenze storiche e di non-sense, nonostante il suo stile punk-rock, nonostante i rallenty (e poi capiremo perché) e nonostante sia stato sposato con Madonna!

Nessuno, credo, sentiva la necessità di riscrivere, ancora una volta, la storia di Re Artù (che nel titolo è King Arthur mentre nel film è sempre nominato Artù, Arturo o Re Artù, ma queste sono speculazioni e invettive contro i titolisti italiani che avrebbero bisogno di maggior spazio per essere esaminate e sentenziate con cura come meritano…) e soprattutto renderla un blockbuster fantasy catastrofico con sottotesto alla Rocky e spirito punkettaro alla Robin Hood medievale. Ma il buon Guy, forse perché inattivo da un po’ dopo il successo, almeno del primo, Sherlock Holmes, voleva rifarsi e così ha trovato un romanzo medievale francese, al di fuori del ciclo arturiano, per raccontare la storia di Camelot e delle sue infide nebbie. Artù è nipote di Vortigern che uccide suo fratello per prenderne il posto a Camelot e sfruttare le sue capacità da negromante per governare sull’Inghilterra, ma il piccolo Artù fugge e cresce in un bordello diventando un abile mercante e ladro senza sapere di chi essere figlio. Il bastardo sul trono ha sacrificato sua moglie ad un mostro-sirena (tipo la piovra de La Sirenetta) che gli ha dato il potere di assurgere al trono di Inghilterra senza però impossessarsi di Excalibur. Come Saturno fece con i suoi figli, dopo aver scoperto che uno di loro l’avrebbe spodestato, il re illegittimo cerca tra i giovani del regno colui che possa estrarre la spada per ucciderlo e togliersi il pensiero, una volta per tutte. Ma quando arriva Artù ed estrae la spada non lo uccide subito, ma deve fare la solita piazzata per far vedere quanto è figo e potente, (questo è l’errore di tutti i cattivi, si compiacciono della loro malvagità e così iniziano a morire lentamente senza saperlo) Ovviamente una maga, forse Morgana e il suo accolito di disperati, lo salvano platealmente davanti a tutti e lo portano al sicuro. Artù, però, non ringrazia, fa lo sbruffone e minaccia di farli fuori tutti. Nel culmine della lotta usa la spada magica, ma ne viene sopraffatto. Allora, la maga decide di farlo scendere nell’abisso per insegnargli l’umiltà e mostragli la strada verso la luce. Il bastardo incoronato, intanto, fa strage di tutti, tanto a lui non interessa altro che il potere assoluto a discapito di chiunque. Sacrifica anche una sua figlia, ma senza ottenere il risultato sperato. Tagliamo corto qui…

King_Arthur_Legend_of_the_SwordForse vi sarete accorti che è il solito Viaggio dell’eroe, da ameba a re. Ma a noi piace così e ogni volta sembra una storia nuova e diversa perché ci identifichiamo con essa. È il principio archetipico dell’uomo che per diventare nuovo deve uccidere se stesso e trovare la luce. Morte e resurrezione sono i passi cristici e di qualsiasi altro eroe mitico o reale.

kingarthur350Il film è appassionante e mai lento o noioso, il buon Guy sa come tenerci alla sedia con vivo interesse. Ottime ambientazioni e una colonna sonora da urlo come lo era stata in Sherlock. Le uniche note stonate sono gli elefanti giganti, frutto della magia intendiamoci, all’inizio del film che però durano appena i titoli di testa, e i continui rallenty per esasperare o enfatizzare scene già molto ricche di pathos e intensità. Guy, non ce ne era bisogno, ci sarebbe piaciuto lo stesso.

Dalle notizie arrivateci si doveva creare una trilogia, ma il flop che ha avuto, soprattutto il America, ha fatto fuggire gli investitori verso altri lidi.

Dai Guy, se ti sei ripreso dalla separazione con Madonna, ti riprenderai anche da questo mezzo flop!

“Per la forza e per il potere di Grayskull…”, ah no, questo è un altro film!

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P.S. Consiglio a tutti i genitori che credono sia un film fantasy, “allora è come Harry Potter”: no. No, non è come il maghetto occhialuto insolente e sapientone, qua ci sono ammazzamenti sin dalla prima scena, di lasciare a casa i vostri figli e salvate, almeno per ora, la loro innocenza.

The Founder – film

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Da alcuni giorni troviamo in sala The Founder con Michael Keaton

Chi sta leggendo, almeno una volta nella vita, se non di più, ha seduto ai tavoli del Fast Food più famoso del mondo e sa che la velocità e la semplicità sono i suoi cavalli di battaglia. The Founder racconta proprio la storia dei due fratelli McDonald e del venditore, avvoltoio, Ray Crock.

the-founderA metà degli anni ’50, in California, due fratelli geniali idearono il fast food per sostituire ristoranti e drive-in. Il perdente ma lungimirante Crock se li fece amici, approfittò della loro ingenuità, affiliò decine di Mc in giro per l’America, vi comprò i terreni e spodestò, in poco tempo, i fondatori dando il suo nome alla società, arricchendosi fino a scoppiare. Con pochi ingredienti McDonald, un po’ come Donald Trump ora, incantò milioni di americani e sfruttò la globalizzazione a suo pro per fare soldi e diffondere il germe del “veloce è meglio”.

In fondo, cosa ci voleva? Solo intraprendenza, faccia tosta e una buona dose di spregiudicatezza. I due fratelli “campagnoli”, come li definisce Crock, non avevano mai osato diffondere tanto platealmente la loro idea per non perdere il controllo qualità, cosa che, a Ray, interessava relativamente. L’America post-bellica voleva risorgere e il miglior modo era correre nel progresso con il vento in poppa. Bisognava capire quali erano i baluardi della democrazia americana. Secondo Crock erano la Chiesa con la Croce, lo Stato con la bandiera e il Mc con gli “archi dorati”. Due fette di pane croccanti, due cetrioli, un po’ di ketchup e senape, una fetta di manzo “well-done”, patatine fritte a 200° e bibita analcolica. Il tutto, condito da rapidità e meccanizzazione. Una catena di montaggio alla Ford. Il McDonald era la nuova religione d’America.

the-founder2Fu un’idea innovativa e geniale, ma Crock doveva chiedere il permesso di ogni cambiamento ai due fratelli. Come fare allora per guadagnare di più? La soluzione era comprare i terreni edificabili e darli in gestione, bypassando i capi californiani. Il cannibale aveva vinto. Oggi Mc ingozza ben l’1% della popolazione ogni giorno e, secondo alcuni, è prima causa di morte in USA e non solo.

Nel frattempo si sono diffusi altri tipi di fast food, ma la fame di carne, carboidrati e grassi insaturi che fornisce e sfama il buon Mc non ha eguali.

C’è da capire cosa si nasconde dietro il mangiar facile, veloce e a poco prezzo! L’alimentazioneè l’elemento fondamentale e vitale dell’uomo, dalla preistoria ad oggi. Una volta si cucinava veramente, in molte zone ancora si fa per fortuna, ma sembra che il maggior guadagno di una cultura pop e avanguardista che pensa ai soldi in primis, abbia bisogno di risparmiare tempo soprattutto sul cibo. Anche da noi in Europa, questa religione sta prendendo piede. Vuoi la novità, vuoi i prezzi abbastanza bassi, vuoi il gusto e il marketing che sfrutta, Mc e tutti i suoi figli trasudanti di olio, illegittimi, sta spopolando. Agli inizi Mc forniva tre prodotti, panino, patatine e bibita, oggi ha ampliato il menù, ma il concetto è quello, salvo variazioni culturali, come i finti panini italiani o le presunte cucine ipocaloriche-newage, vegane!

Il mito americano ci affascina sempre, il clown col sorriso di Mc non ha mai spaventato pur ricordando l’It di King, gli archi rappresentano davvero arcobaleni di bacon croccante e il colore dorato e rosso ricorda semplicemente il paradiso del gusto. L’illusione di mangiare più veloce e con poca spesa, però, non giustifica la diffusione di Mc. A voi consumatori la risposta!

Il film ha il pregio di raccontare una storia poco nota e gustosa, senza però sfruttare appieno le sue armi narrative, oscillando pericolosamente, nella seconda parte, tra documentario di condanna moralistica e il film/biopic. La presenza dominante di Keaton andava adoperata meglio e il regista/sceneggiatore non doveva aver paura di osare (vedi The Wolf of Wall Street di Scorsese dove il miliardario non è mai giudicato, ma solo raccontato). Qui, invece, Ray Crock è visto prima come un pioniere, poi come un “son of a bitch”, per dirlo in maniera leggera. Il pericolo di questi film è proprio questo, giudicare il protagonista. Chiunque scriva sa che è un errore madornale. In più, il ritmo, cala pesantemente verso metà per poi riprendersi nel finale, ormai troppo tardi. In altre mani, sarebbe stato un film da Oscar.

Se volete un doc d’autore su McDonald guardate Super size me del 2004. Da paura!

Buon film, ma niente di esaltante. Peccato.

Voto 3/5

Florence Foster Jenkins – film

Questa volta, in una sala prove, rincontriamo il nostro cinefilo dell’ultima ora.

CHE FA? CANTA?

Ma lei è ovunque. Che fa? Mi perseguita?

PENSA MALE, PASSAVO DI QUI E HO SENTITO GORGHEGGIARE. SI DILETTA?

Che fa? Mi sfotte? E comunque, per sua informazione, ho visto il film Florence e mi sono esaltato, soprattutto perché lei cantava senza averne le capacità mentre io almeno… Perché quella faccia dubbiosa?

O NIENTE, SE HA VISTO IL FILM SA CHE ANCHE LEI CREDEVA DI ESSERNE CAPACE, MA DICO COSI’ PER DIRE…

Sono tutti così arroganti i critici! Ma guarda te. Io canto quanto voglio!

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CERTO, MA INFATTI NON ALLUDEVO. MI DICA DEL FILM.

Io mi sono esaltato, ma è triste, nonostante si rida quasi sempre. E’ quell’amarezza dell’anima che scaturisce da un dolore così grande da non poterne quasi parlare, senza la cui metabolizzazione si soccomberebbe. Florence poteva permettersi di essere al di sopra della malattia, anche ignorandola e suo marito, fittizio, la copriva e la aiutava come poteva. Il dato più evidente però, era l’ipocrisia generale che la circondava. Tutti le dicevano menzogne sul suo talento credendo di farle un favore, esaltando una abilità inesistente. Io credo che mentire ad un malato sia la cosa peggiore, è meschino, come dire a Hitler che era bravo nella pittura per non farlo diventare un dittatore.

E QUESTO COSA C’ENTRA?

Niente, ma mi piaceva un paragone. Crede di poterle fare solo lei le metafore?

MAI, PERO’…

Insomma, è un film di mediocri sulla mediocrità esaltata. Erano tutti falliti e cercavano di stare a galla nonostante tutto. Il regista, Frears, abilissimo narratore e inventore, ha creato un’aura di ironia sottile per non far piangere. È una rivincita dei perdenti, ma con classe!

E LA STREEP?

E la Streep…, e la Streep…? Fa sempre le solite domande. Se attende ci arrivo. Gli attori sono fenomenali, forse proprio Florence è sottotono, però. Oddio, è sempre brava, ma nel cercare di stonare e di fare il personaggio ha perso di naturalezza. Quando si è dei mostri di bravura, fingere di essere incapaci è più difficile. Il pianista è magnifico, mai eccessivo e con una espressività tagliente. Anche Grant è nella parte. Un ottimo film nel complesso che fa riflettere sulle proprie capacità e sul destino, a volte ingrato, verso una volontà di essere diversi da ciò che siamo o che fingiamo di essere. Un film di bugie, in fondo.

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MA MI DICA; ANCHE LEI VUOL CANTARE?

Per chi mi ha preso? Cantavo così per diletto, canto solo sotto la doccia, perché vuole un mio album?

AH NO, GRAZIE. QUINDI NIENTE DISCO?

Se non la smette di fare lo spiritoso le tiro un Grammy!flo

Animali fantastici e dove trovarli – film

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Abbiamo incontrato in un vecchio cimitero inglese il nostro cinefilo di fiducia.

CHE FA AL CIMITERO DI NOTTE?

Ma i critici sono tutti così invadenti? E lei che ci fa? Non sarà venuto fin qua per chiedermi di Animali fantastici e dove trovarli?

EFFETTIVAMENTE SI’!

Lei non è normale…

ME LO DICONO SPESSO… ALLORA?

Non vuole proprio cedere? E va bene, ma ho poco tempo… Sono rimasto piacevolmente colpito data l’aspettativa di un film sceneggiato dalla Rowling, che va bene che ha scritto di narrativa, ma la sceneggiatura è tutt’altra cosa. Un film quasi mai noioso, ottimi interpreti, anche quelli secondari, su tutti il pasticcere. A tratti mi ha ricordato Peter Ustinov e mi sbilancio… Redmayne eccelso, sottotono e intenso. Acidina la strega-poliziotto e molto bella la sorella. Sembrava la Rachel Weisz da giovane

fantastic-beasts-and-where-to-find-themAH BEH!

Eh sì.

E I CATTIVI? COME SEMPRE RISCHIANO DI ROVINARE TUTTO IL FILM, GUARDI “Miss Peregrine”.

Infatti, ma qui valgono l’attesa. Nascosti nell’ombra. Ovviamente la rivelazione non soddisfa mai le aspettative, ma si sa, chi ha aspettative muore aspettando, ma non c’è male. E poi…

PERCHE’ SI E’ FERMATO?

E poi, non so se dirlo, nei crediti non c’è. Va beh, tanto ormai si saprà. C’è pure Johnny Depp per addirittura 30 secondi, ovviamente truccato e camuffato, ma inconfondibile.

CHE RUOLO HA?

E non esageriamo eh! Pretende troppo… Non vorrà rovinare la sorpresa?

MA CI STAVA IN QUEL RUOLO?

Mah, è quasi una macchietta, ultimamenten, ma si sa, il buon vecchio Depp tira sempre e magari piaceva alla Rowling e così, puff, magia, ed eccolo lì. Mi chiedo quanto abbia preteso per almeno tre ore di trucco e almeno venti ciak per la sua scena e mezzo. Almeno un milione!

colin-farrell-animali-fantastici-e-dove-trovarli-1200x630ALMENO…! ASPETTI NEGATIVI?

Forse un po’ lungo, molti effetti speciali e la possibilità che ci siano altri due o quattro film…

EH?

Sì. Sembra che la R. sia incinta di altri film, arrivando a Voldemort… alla fine, forse il più interessante di tutti! Chissà! E comunque gli americani ci fanno una brutta figura, ma non le dico altro… ora devo andare…

DOVE?

Glielo avevo detto giusto?

CHE DEVE FARE IN UN CIMITERO ABBANDONATO DI NOTTE?

Curioso come George! E va bene! Se proprio lo vuole sapere, sto cercando l’animale del film che rubava i gioielli… magari sa…

CHE FA? MI PRENDE IN GIRO?

Mai, ma forse lei non sa che ho trovato una valigia magica e puff…

EHI, DOVE E’ ANDATO? E’ SPARITO… DANNATO TRUFFATORE!58371_ppl

Miss Peregrine e la casa dei ragazzi speciali – film

Voto 3/5

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Tim Burton sa creare attorno a sé sempre grandi aspettative, sia per la visione gotico-dark delle sue opere, sia per la scelta delle storie e degli attori. Dopo qualche delusione degli ultimi anni, escludendo Big Eyes, il buon Tim si era ripromesso, secondo noi, di tornare ai tempi di Edward mani di forbice o Sleepy Hollow, ma anche con una storia speciale e al limite del soprannaturale come questa di Miss Peregrine, non è riuscito a dare quella svolta gradevole di molte sue pellicole.

Gli ingredienti c’erano tutti, ragazzi con poteri da x-men ma senza esaltazione, paesaggi vittoriani e isolati in tempi indefiniti, mostri nell’ombra e orrori degni di Lovecraft, ma anche con questi elementi il risultato è mediocre.

missperegrineChiediamo al nostro cinefilo preferito cosa ne pensa del film, uscito in anteprima nazionale l’8 dicembre ’16.

-Allora, la trama, inizialmente è cupa come piace a me, il mistero viene svelato un po’ alla volta e i personaggi disegnati nel mentre delle vicende e questo è un buon modo per tenere lo spettatore sveglio, ma poi…

POI

-…poi la vicenda cambia direzione e acquisisce un tono ironico, che vira sullo stupido quando arriva il cattivo, un ridicolo Samuel L. Jackson, che non fa paura nemmeno a mia nonna a cui somiglia pure un po’. I mostri senza occhi spaventano solo quando non si vedono… come molti horror recenti.

CIOE’? NON CAPISCO!

-Forse devo raccontare qualcosa. Allora, la storia è quella di un bambino “speciale”, cioè di un ragazzino che non si integra nella società come vorrebbe, con un padre idiota che più idiota non si può, il personaggio più inutile del film, e che ama il nonno più di tutti. La sfiga vuole che muoia in circostanze misteriose, mutilato, cioè, degli occhi. Al nipote, però, ha lasciato una mappa di un luogo speciale dove c’è un loop temporale in data 3 settembre ’43 dove si nascondono Miss Peregrine e la sua marmaglia di bambini con super poteri. Il ragazzino ci arriva e scopre che anche lui è speciale e può salvarli tutti dai mostri mangia occhi… quelli assassini del nonno…

Insomma tra varie vicissitudini, più o meno ridicole, si scopre che ci sono molti bambini speciali nel mondo che vivono in vari anelli temporali, ma detta così sembra semplice, invece nel film molte cose non si capiscono.

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COSA VUOI DIRE?

-Beh, intanto i viaggi nel tempo hanno sempre dei paradossi insuperabili che anche qui non vengono spiegati e che complicano la storia senza motivo. Salti temporali a caso, atteggiamenti stupidi e battute poco simpatiche non migliorano la situazione. Perchè, per esempio, se il loop del ’43 si chiude i bambini rimangono tali e quali? Perché il ragazzino, dopo averli salvati, viaggia in vari loop per ritrovarli, arruolandosi pure in marina? Perché ci sono tutti questi inutili raggiri?

QUINDI NEGATIVO?

-No, però molte cose si potevano evitare. Sembrano errori da sceneggiatura, un po’ banali e scontati. Una capatina da qualche fisico avrebbe aiutato il minestrone.

ATTORI

-Beh, la Green, e si pronuncia con la doppia e, è sempre magnifica. Dice molto con gli occhi anche quando non parla… e poi tutti ce la ricordiamo in The Dreamers…!

CHE FA? AMMICCA?

-Beh, sì. Cos’è, non ricorda?

CERTO, MA ANDIAMO A VANTI…

-I ragazzini sono bravi. Lo stile retrò è avvincente, ma quei dannati salti temporali sconvolgono ogni legge fisica. Perché, se le linee temporali fossero più di una, non interferirebbero una con l’altra, ma se la linea temporale è una, allora il nonno non morirebbe…e il ragazzino non troverebbe l’isola e la storia morirebbe sul nascere… oddio, mi gira la testa… ma no, no, va beh, non svelo niente. Alcune cose non ci stanno però!

IN DEFINITIVA?

-Discreto, molte aspettative con poco risultato, poteva venire meglio!

SA QUALCOSA SUI PROSSIMI PROGETTI DI TIM?

-Dovresti saperlo anche tu che fai il critico…

SI, ERA UNA FORMA COLLOQUIALE SENZA PRETESE, UN PURO FORMALISMO…

-Tranchi, scherzavo. Sì, il prossimo film sarà di Poe con Johnny Depp. Beh, sto sbavando…

A CHI LO DICI

Che fa, mi dai del tu…

NON OSEREI MAI… E’ UN CONGIUNTIVO FORMALE, ALLA FANTOZZI…

-Ahhh

Inferno – film

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Voto2,5/5

Non è certamente il miglior libro di Brown e sicuramente non è la punta di diamante di Howard che ci ha entusiasmato e fatto sognare con ben altre pellicole e infatti questo Inferno è passato abbastanza inosservato per alcuni semplici motivi.

La regia è quasi assente e priva di virtuosismi che rendono Howard differente da tanti altri, ma non qui. Sembra che sia al servizio dei colpi di scena e della recitazione, un po’ abbozzata, di Tom Hanks. Le inquadrature, molte a mano, appaiono improvvisate e troppo italiane… dove per italiane si intende “tanto per inquadrare”, con minimi studi di scena e di luci. Da Howard ci si aspetta altro.

Voler fare un film americano in Italia risulta ridicolo e inconcepibile e non rende. Sarà la luce italiana, saranno i piccoli spazi di Venezia e Firenze… fate voi un inquadratura larga nelle viuzze medievali o rinascimentali delle due pur splendide città! Istanbul, già, appare più rilassata e vera.

Le città italiane, per quanto incredibili e ricche di bellezza, non riescono a sfondare la macchina da presa, sembrano un museo immobile, quando invece le scene e il ritmo scelto per la storia viaggia su altri binari. A proposito di binari, tutti avranno notato la patetica comparsa di Italo con il numero di codice nei titoli informativi dei vari spostamenti di Langdon… insomma, appaiamo sempre boriosi e spocchiosi. Ce ne era bisogno? E che dire della recitazione dei pochi e fortunati attori italiani apparsi affianco a Hanks? Imbarazzanti! Ci mancava Scamarcio con l’accento fiorentino o veneto ed era un capolavoro dell’horror!

Passiamo alle cose serie, le uniche di cui si può parlare senza annoiarsi. Resta il fatto che, chi non ha ancora letto il libro, potrebbe trovare qualche spoiler… ma in realtà importa poco.

Il romanzo analizza di più il movimento transumanista che porta il pazzoide svizzero a creare un morbo per sterminare il mondo.

La malattia della Terra, secondo le sue teorie, è la sovrappopolazione e per salvarci dall’estinzione, l’unica maniera è dimezzarci, controllando le morti. Se le nascite sono incontrollate, le morti si possono organizzare e in un certo senso le guerre lo stanno già facendo, così come l’alimentazione, le medicine, la tv, l’ignoranza e l’odio.

Per molti, la morte, in senso lato, è l’unico rimedio a tutti i mali; è rapida, poco costosa e poco impegnativa. Zobrist è il portatore della nuova cultura dove dice: meglio pochi!

In realtà è libero da ipocrisie e pietismi. Nessuno pretende veramente di sterminare tre miliardi di persone, ma il deficit di nutrimento che colpisce oltre un miliardo di persone è sotto gli occhi di tutti e il problema ignorato non risolve un bel niente. Agire per tempo è il rimedio. Organizzare un mondo più accogliente è nostro dovere. Ad oggi stiamo sprecando risorse e a lungo andare non ci sarà niente per nessuno. Ci vuole una politica onesta, coraggiosa ed equa. Il mondo naturale è capace di autoregolarsi, ma se lo fa non possiamo certamente ribellarci. Verremo spazzati via con violenza. L’equilibrio va mantenuto e il rimedio preventivo è meglio della cura nel momento del bisogno.

Il film demonizza qualsiasi concetto di ribellione allo status quo, inserendo qua e là suggerimenti sul come cambiare la coscienza, ma è un messaggio che passa quasi inosservato. Il film non vuole indagare troppo sui rimedi, ma punta soprattutto sulla paura di una forma terroristica di sterminio di massa. L’argomento richiederebbe intelligenza e tempo.

Il libro, da questo punto di vista, riflette di più e anche grazie a Dante c’è più cura nei particolari e nei dettagli, mentre il film, dopo una buona prima parte, si perde in inseguimenti e actions inutili.

Il finale, poi, è buonista e bigotto nella miglior tradizione americana… non ci sarà dietro la Disney vero? Chi ha letto il libro sa che Brown, per una volta, è stato coraggioso e crudele.

Perdibile, sfortunatamente! Era una buona occasione per parlare di certi argomenti con intelligenza. Peccato per Howard e Hanks che hanno accettato ancora di interpretare e assecondare i “buoni” liberatori americani!

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Trafficanti – film

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Trafficanti è il nuovo film diretto da Todd Philips, la cui sceneggiatura è tratta da un articolo di Guy Lawson

Trafficanti si inserisce nel genere cinematografico di denuncia dell’eccessivo patriottismo americano cieco a qualsiasi senso logico e di buon senso come possono essere i docu-film di Michael Moore, ma effettivamente questo film è da annoverare nella pura commedia americana moderna.

Il mondo che racconta e dichiara apertamente come insensato è quello del mercato delle armi e della gestione spericolata ed eccessiva che se ne fa. L’approvvigionamento degli armamenti viene organizzato da ogni stato con un esercito (quindi non il Costa Rica, ma per nostra sfortuna ancora da parte dell’Italia) e con una costituzione che preveda la difesa armata dei propri confini, con metodi più o meno leciti, ma il sistema che negli anni di Bush ha rifornito “l’esercito di liberazione” in Iraq a stelle e strisce ha qualcosa di abominevole e surreale allo stesso tempo. Per impedire che solo le multinazionali “mangiassero” la fetta della torta “armi”, si permise a chiunque sapesse procurarsi armi, di prendere parte ai bandi di gara che il governo pubblicizzava su siti specializzati, una sorta di Amazon governativa. Bisogna ricordare che nella costituzione fondante i liberi stati americani permettono l’uso e la difesa personale con armi da fuoco e quindi ogni privazione di questo diritto è anticostituzionale e può essere punito con multe federali e carcere. In uno stato di diritto vero sarebbe assodato il contrario, ma l’America, per quanto avanzata, ha leggi che risalgono ancora al concetto del far west e della giustizia fai-da-te!

Quando uno stato permette che cittadini, non necessariamente incensurati, forniscano armi d’assalto e da guerra a un governo che dispone guerre su infondate teorie complottistiche o di minaccia su presunte prove di armi chimiche, allora il sistema è sbagliato, la guerra non è più difesa del territorio o dei cittadini, ma mero business da alimentare come un fuoco sotto la cenere.

La contraddittorietà del capitalismo americano consente strappi alle regole in nome di un finto potere autoproclamato e di una ipocrisia di fondo che non ci si vergogna più di celare. La spudorata faccia tosta di chi si proclama liberatore del mondo alle spalle dei civili e dei poveri contribuenti non ha più limiti. Il potere del denaro travalica il senso di disgusto verso un carico di sangue da alimentare giorno dopo giorno senza fine. Se si pensa che per un anno di guerra in Iraq, non ancora conclusa, si spendono 4 mld di dollari di aria condizionata allora i valori sono stati stravolti, quello che è nero è grigio e quelli che vedono la luna indicano la pozza d’acqua dove è riflessa. Il mondo viene capovolto per falsi idoli, ma quella bugia tanto a lungo dichiarata diventa vera perché sostenuta con la forza della “diplomazia”, delle armi e della paura.

trafficantiLa scusa del terrorismo degli ultimi anni ha dato autorità ai signori della guerra e ai governi conniventi di una sporca politica infangata e senza più una coscienza che la possa salvare. La menzogna impera nel sistema soldi-petrolio-guerra-multinazionali.

Questo film è un inno a questa idolatria, tanto assurda da risultare paradossalmente vera.

La guerra, per certi poteri forti americani, è come un Luna Park, le armi sono le giostre e i giocatori e gli avventori sono i protagonisti di questo spettacolo grottesco.

L’unico modo per questo film di raccontare questo sistema senza risultare complice, è stato con la chiave comica che Todd Phillips sa gestire al meglio dai tempi di Una notte da leoni. Solo l’America può raccontare se stessa con tanta esagerazione e critica profonda come in questi film spudorati. L’abbiamo visto in Anarchia, La notte del giudizio, lì in chiave horror o nel più vecchio ma mai datato Dottor Stranamore di Kubrick in chiave comica e geniale.

La guerra è come un’orgia che chiede sempre nuovi attori e che il denaro alimenta come una fonte inesauribile.

Potente film, in conclusione, contro la guerra. Un film horror per certi versi che deve far riflettere sul nostro presente, ma soprattutto sul nostro futuro, se ne vogliamo uno!

Regia: Todd Phillips

attori: Jonah Hill, Miles Teller, Ana de Armas, Barry Livingston, Shaun Toub, JB Blanc, Ashley Spillers, Barbra Roylance, Brenda Koo, Ashli Haynes.

anno: USA 2016

durata: 149′

genere: commedia

voto: 4/5

The Witch – film

The Witch: un bosco stregato, leggende, il male. Demoni e superstizioni prendono corpo in questo horror intenso e terrificante.
Il New England del ’600 aveva la forte impronta bigotta dell’Inghilterra colona che stava espandendo i suoi confini al nuovo mondo. Molti di coloro che reputavano la patria troppo libera negli usi e nei costumi cercavano una seconda casa dove poter servire Dio e crearsi una vita austera e libera, se possibile, dal peccato.

The Witch è la storia di una famiglia reietta che si installa ai limiti di un bosco stregato, almeno secondo le leggende locali. Ignari del pericolo e timorosi di Dio da cui dipendono in toto per la Provvidenza e per la sopravvivenza, iniziano una nuova vita lì, ma subito il diavolo sembra metterci lo zampino. Il figlio neonato scompare per una disattenzione della sorella maggiore e il nucleo si sfalda lentamente. Nascono altri figli e la vita sembra riprendere un corso “normale”, ma il diavolo, tramite i suoi adepti e messaggeri, è sempre in agguato, prendendo forme inaspettate e insidiando la loro fede che ben presto diventa mera superstizione fino ad arrivare alle estreme conseguenze.

Questo horror d’atmosfera, perché non cerca mai espedienti semplici per spaventare, incarna pienamente il terrore superstizioso della religione di quegli anni, dove il diavolo, le streghe e i suoi figli abominevoli regnavano e ingannavano l’uomo come ai tempi biblici. Il colono viene sottoposto a diverse prove di fede come Giobbe nell’AT. Il male è subdolo e incantatore, niente è quello che sembra e la fede viene messa a dura prova.
Il film si basa su vere testimonianze dell’epoca con alcuni dei dialoghi reali che mettono l’accento su quanto la religione fosse intrisa di magia e paganesimo, indulgendo sul peccato e portando a condanne sommarie di persone innocenti, anche della famiglia stessa dell’accusatore. E’ interessante capire e ricostruire quel periodo che portò alla nascita del mito di Salem e del terribile genocidio che ne seguì. In Europa era già in atto per mano della Chiesa, ma nell’America appena scoperta, ancora condivisa con gli indiani pellerossa, la magia era il pane quotidiano “malefico” con cui i presunti uomini di fede dovevano confrontarsi.

Il regista ha intinto il calice amaro della fede spuria in un periodo di transizione per il popolo colono in America, diviso tra fede e voglia di farsi una vita nuova lontano dalla patria. Le paure avevano seguito i figli della Mayflowers come fantasmi e sulla terra fertile dei pellerossa avevano ripreso vita.

E’ un film d’atmosfera, come detto, dove anche le azioni quotidiane hanno qualcosa di diabolico e tutto sembra avere un destino segnato e marchiato dal demonio. Anche Dio viene messo in discussione!

Gli aspetti tecnici portano questo film ad un livello superiore a molti altri dedicati alle streghe perché sfrutta una memoria letteraria e pittorica che suggestiona i nostri incubi da secoli e che riconosciamo subito. Soprattutto, non fa moralismi e non è buonista. Il finale è un sabba di mistificazione e gusto del profano.

Uno dei migliori film dell’anno da molto tempo.

52817The Witch

di: Robert Eggers

con: Anya Taylor-Joy, Ralph Ineson, Kate Dickie, Harvey Scrimshaw, Lucas Dawson, Ellie Grainger, Julian Richings, Bathsheba Garnett, Sarah Stephens.

genere: Horror

durata: 90 minuti.

produzione: USA 2015.

Voto 4/5