We never went to the moon – Bill Kaysing

41W72Bc8NXL._BO1,204,203,200_Per i cinquant’anni dello sbarco sulla Luna sono stati prodotti documentari, libri, conferenze, ricerche a celebrare il più grande passo dell’uomo nella storia dopo l’invenzione della ruota, senza ricordare che nel 1974 un celebre libro di un ingegnere sconvolse l’opinione pubblica in merito alla possibilità che nessun uomo avesse messo piede sulla Luna, ma neppure un’astronave da 9 tonnellate, né una bandiera, nulla di nulla insomma. L’autore è Bill Kaysing e il suo libro è Non siamo mai andati sulla Luna.

In questo libro, abbastanza difficile da reperire e pubblicato solo da CULT MEDIA NET EDIZIONI, troviamo un elenco di prove e/o congetture che smontano il più grande show televisivo della storia recente. Le considerazioni più interessanti riguardano il fatto che l’Unione Sovietica, in quegli anni, aveva prodotto passi da gigante nell’esplorazione stratosferica e dello spazio, lanciando Sputnik come piattelli in orbita con cani, scimmie, astronauti mai segnalati e sicuramente dispersi nell’etere senza possibilità di ritorno, fino al glorioso Gagarin che, come un eroe olimpico di antica memoria, al ritorno in patria, era stato osannato e innalzato agli onori del popolo comunista come esempio di coraggio e fermezza di spirito. La Madre Russia ringraziava.

Gli americani, invece, alle prese con il maccartismo, le scappatelle dei Kennedy con le varie amanti e qualche guerra in giro per il mondo avevano perso il primato mondiale. Qualcosa bisognava fare. Kennedy, tra un’avventura e l’altra con la Monroe, promise che entro il decennio, gli anni ’60, un uomo americano sarebbe andato sulla Luna, a tutti i costi. L’organizzazione che venne creata per mantenere la promessa del più grande presidente americano assassinato dopo Lincoln, non ebbe alcuno scrupolo pur di raggiungere il risultato.

apollo-11-7sbarco-sulla-luna-anniversario-eventistudioKaysing incalza il lettore con motivazioni sociali e tecnologiche con fonti vicine agli scienziati che lavorarono al progetto. Il progetto Apollo era una vera e propria organizzazione con uffici di marketing e di spionaggio. Chi aderiva al progetto doveva essere muto come un morto, ma il silenzio si comprava facilmente con fiumi di soldi. La parte più difficile fu scegliere gli astronauti, notoriamente militari, a parte Neil, e quindi con difficoltà a mentire. Per ottenere questo bastava convincerli dell’alto scopo sociale della missione e far loro un bel lavaggio del cervello, con promesse di soldi e potere. In caso contrario, veniva regalato loro un bel paio di scarpe di cemento, come racconta Kaysing.

Uno dei misteri più importanti legati agli astronauti fu la tragedia del gennaio del 1967 sulla rampa 34. Tre astronauti che si stavano preparando per la prima vera simulazione della partenza, morirono bruciati in seguito ad un incendio dal quale non riuscirono a fuggire. Alcune voci attendibili dicono che per cinque minuti tentarono di uscire “dall’abitacolo” senza successo. Colui che portò in tribunale le prove di un sabotaggio della navicella per far stare zitti i tre che forse volevano denunciare la frode della NASA, Baron, come cita Kaysing, morì ad un passaggio livello 4 giorni dopo la deposizione davanti alla commissione e del suo rapporto non c’è rimasto quasi nulla in nessun archivio. Strano?!

Kaysing non vuole convincere nessuno, ma lascia riflettere il lettore con documentazioni inequivocabili. Le poche testimonianze rilasciate sono di quelli ancora vivi, di tutti gli altri, che tentarono di denunciare la fregatura da 30 miliardi di dollari, si sa che sono morti in circostanze misteriose.

Durante il decennio di preparazione all’allunaggio ci furono più di 20mila incidenti più o meno grandi che non garantivano alcun successo della missione e che, anzi, mettevano solo in pericolo delle vite. Kaysing avanza l’ipotesi che non ci sia mai stata intenzione di andare veramente sulla Luna, ma solo di dimostrare al mondo chi ce l’aveva più grosso nel confronto con il “rivale” U.R.S.S.. Forse nelle intenzioni c’era il desiderio di andarci, ma visti i clamorosi insuccessi che collezionarono virarono su una più piacevole bugia, soprattutto dopo il clamoroso film di Kubrick, 2001, che aveva fatto sognare il pubblico mondiale nel 1968. La NASA aveva collaborato con il regista newyorkese e quindi perché non sfruttare l’onda cinematografica per corroborare il progetto Apollo? H.A.L. era lo spostamento all’indietro di una lettera dell’azienda di computer più famosa dell’epoca, la I.B.M.; perché non far credere a tutti che ci fosse già la tecnologia per andare nello spazio? Forse fu Kubrick a dirigere lo show, ma qualcuno sospetta che lo stesso regista lasciò tracce, tra i frame, dell’inganno. Egli, che era notoriamente maniaco della precisione e non lasciava nulla al caso, avrebbe potuto fare errori così grossolani ed evidenti? Le luci delle foto scattate sul nostro satellite indicano con evidenza due fonti di luce, ma il Sole non dovrebbe essere dominante? La bandiera sventola nonostante la mancanza di vento e soprattutto nonostante un’anima di ferro. Forse i ventilatori per raffreddare lo stage erano troppo forti? Il L.E.M non ha lasciato neppure un piccolo cratere sotto i retrorazzi per l’atterraggio. Alcune simulazioni della NASA dimostrano che la navicella avrebbe dovuto produrre un cratere profondo almeno un paio di metri e alzare così tanta polvere da creare, quasi, una tempesta di sabbia e, invece, nulla. Le stelle. Perché non si vedono stelle nello sterminato cielo nero della Luna? L’aria rarefatta non avrebbe dovuto mostrare milioni di stelle? Chi vola in aereo ad alte quote lo sa. Kubrick avrebbe potuto accettare tutti questi difetti senza ribellarsi? Forse per non finire ammazzato ma per mostrare l’inganno ha lasciato piccoli errori qua e là ai posteri. In vita non ha mai fatto dichiarazioni in merito.

L’ultima cosa che Kaysing fa notare è che gli astronauti, nonostante abbiano avuto un’esperienza tra le più sconvolgenti della storia dell’uomo, non ne hanno mai voluto parlare. Perché, Kaysing si chiede, un uomo che è invidiato da tutto il mondo non si rende disponibile a parlare di quello che ha sentito e visto? Gli astronauti di oggi parlano delle loro missioni, scrivono libri, riscuotono successo, sono acclamati come eroi, e invece perché Armostrong, Aldrin e Collins non ne vollero mai parlare? Armostrong si trincerò dietro uffici stampa del governo e divenne introvabile se non misantropo, mentre Aldrin fu rinchiuso varie volte in istituti psichiatrici e si diede all’alcol. C’è da chiedersi cosa ci fosse da nascondere.

locandina_Capricorn-OneData la nostra comune passione per il cinema cito due film che parlano direttamente della possibile truffa del 1969. Capricorn one, del ’78, racconta una falsa missione di approdo su Marte, chiaramente si parla della Luna, e il più recente Operazione Avalanche che parla esplicitamente dell’inganno dell’Apollo.

Tra i commenti più velenosi e taglienti, di quelli che lasciano il segno, al libro di Kaysing, citiamo quello di Piero Angela al TG2 del 10 gennaio 1998 delle 20:30. “Il consiglio è di non comprare il libro”. Con motivazioni così precise non si può che obbedirgli.

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