Hammamet

Voto 3,5/5

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Craxi, figlio del suo tempo e vittima di se stesso. Questa potrebbe essere la tagline di locandina. In realtà il film di Amelio è tanto altro, ma i 20 anni dalla sua morte hanno lasciato un’eredità politica e di deficit di bilancio notevoli. Berlusconi, come citato nella pellicola, ne è stato l’erede/usurpatore per eccellenza proprio grazie a quella Mani Pulite che tanto il cavaliere ha odiato e perseguito, soprattutto nella figura di Di Pietro.

Il mondo che Bettino aveva creato, supportato, cristallizzato gli si era rivoltato contro come un vespaio a cui il bambino dispettoso ha dato noia scuotendolo e stimolandolo eccessivamente. Un collega/sanguisuga del Presidente (appellativo con un chiaro parallelismo polemico con Silvio B.) gli critica una visione ingenua della realtà dove tutto, secondo Craxi, doveva rimanere uguale e immutabile a se stesso, con la convinzione che tutte le malefatte messe in atto non venissero mai scoperte. Craxi, dal canto suo e con estrema arroganza, negava che qualcuno avesse potuto mettergli i bastoni tra gli ingranaggi. I soldi, come si dice ad un certo punto, sono come un secchio d’acqua sparso, dopo un po’ non sai più dove sono andati. L’idea dominante del finanziamento illecito ai partiti era proprio questa, una volta spariti, i soldi, nessuno li avrebbe più reclamati. Il lancio delle monetine davanti all’hotel Raphael dimostra il contrario. Gli anni del giustizialismo mediatico erano iniziati, cavalcati da giudici avventurieri e un poco moralisti.

Il pregio di questo film è la mancata condanna o assoluzione dell’uomo Craxi, con la sola analisi politica e personale del Presidente, “indagato” dal punto di vista di chi gli è stato vicino, soprattutto negli ultimi anni di malattia e di esilio.

Per ogni società c’è bisogno di un uomo che la governi. In quegli anni ’80 figli della televisione generalista, dei varietà, delle donnine scollacciate di Smaila, del Milan di Berlusconi, della fine del “mito” del comunismo, della frenesia sconsiderata e senza freni di un popolo che non voleva pensare ma solo godere, Craxi ha saputo tenere in pugno l’Italia e gli italiani, vittime a loro volta del proprio bisogno di libertà. Il desiderio inconscio collettivo di non avere padroni, di avere soldi da spendere dava a Craxi il potere e l’autorizzazione di fare quello che voleva. L’apparato, come recita, ha bisogno di essere oliato bene e senza soldi non si fa politica. In USA ogni parlamentare o senatore prende soldi da multinazionali e lobby senza vergognarsene, ma in Italia non è mai stato così. Si dovevano incassare soldi, ma non si doveva divulgare la loro provenienza. “La chiesa ha preso soldi per secoli e nessuno l’ha mai condannata”, recita ancora Craxi come per giustificarsi. Il motto, “lo facevano tutti” sembrava dar ragione alla sua politica.

Per tutto il film si delinea una personalità molto forte e audace, ma infantile e arrogante come un bambino capriccioso. Se Craxi poteva fare quello che voleva, proprio come un bambino viziato, gli italiani, da bravo gregge, agivano per imitazione e si giustificavano in continuazione senza guardare ai dettagli. Se la politica doveva rubare per vivere anche l’uomo medio poteva farlo. Un magna magna generale che impediva di vedere con chiarezza la fogna in cui affondava.

Amelio sa sottolineare bene l’identità del Presidente con alcune scene simboliche che da sole spiegano bene quale fosse il suo ideale di vita e quello di molti italiani suoi emulatori. Una su tutte è quando a casa, annoiato, arriva davanti alla tv dove la moglie sta guardando un film western e lui, senza riguardo, cambia canale e sintonizza Mediaset per guardare “Beato tra le donne” con Bonolis che presenta le spintarelle. Chi di noi non ha mai fatto così?

Emerge che il potere chiama potere, come diceva Andreotti parafrasandolo e che i soldi, ad un certo punto non contano più. Craxi aveva creato una cortina di omertà e ricatti quasi mafiosa. Tutti i suoi successori sono stati principianti.

Craxi è stato un lungimirante statista, soprattutto per le sue tasche, che ha saputo illudere milioni di persone di essere l’uomo giusto al momento giusto senza neanche essere proprietario di tre reti televisive, né essere editore, né presidente di una squadra di calcio. Davvero i suoi epigoni sono dei nani al suo confronto.

I punti deboli, come i punti forti, del film sono però proprio la sceneggiatura e il desiderio di non affondare mai il coltello nella piaga. Pur avendo picchi notevoli nelle recitazioni dei protagonisti, Favino su tutti, il voler girare attorno alla questione senza mai esplicitarla penalizza il senso del film. Non ci si poteva aspettare molto da un film finanziato dalla fondazione Craxi!

“Il Caimano” di Moretti e “Il Divo” o “Loro” di Sorrentino sono di un’altra categoria. Sembra che Amelio sia vittima del sistema intimidatorio che il potere di Craxi esercita ancora oggi.

castillo-sforzesco-exteriorDue curiosità, legate tra loro, su quanto il potere di Craxi potesse essere fagocitante. Davanti al castello Sforzesco di Milano c’è una magnifica fontana circolare. Appena dopo l’esilio di Craxi sparì per riapparire magicamente dopo la sua morte. Coincidenza? No! Paolo Rossi ne ha cantato le gesta “eroiche” in una famosa canzone arabeggiante, “Hammamet” appunto.

http://paguropagano.blogspot.com/2009/01/i-miracul-che-succede-ad-hammamet.html?m=1

 

Un pensiero su “Hammamet

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