Joker – film

C’è tanta storia del cinema dentro Joker, dagli incubi cupi ed espressionisti de L’uomo che ride di Leni, passando per il tramp di Charlot di Tempi moderni per arrivare a Il Corvo di Proyas del 1994.

 

 

Il Joker di Phillips allarga la gamma della disperazione della nostra società imboccando un personaggio borderline con frasi fin troppo politicamente scorrette per essere accettate, ma forse quanto mai vere oggi. Il disagio sociale si affianca e si lega a filo doppio alle catastrofi famigliari degli ultimi 30 anni, dalla dissolvenza della figura paterna alle tragedie delle adozioni e dei centri psichiatrici.

Arthur Fleck, Joker, ha sempre vissuto in un mondo che non lo ha accettato, trattandolo senza alcun riguardo e scartandolo come cibo spazzatura nelle fogne dell’indifferenza. La sua famiglia, nell’unica persona della madre, lo ha mantenuto nell’emarginazione crescendolo nella menzogna e nei soprusi. Un uomo non può sopportare tutto questo senza dilagare nella follia e nella violenza più estrema. La società americana è un ottimo teatro scenico per storie di questo livello e il clown, dai tempi di It a questa parte, ne è l’emblema perfetto. Pierrot era un pagliaccio triste, con la famosa lacrima, It attirava gli innocenti con il suo aspetto innocuo per poi sventrarli, Gacy, il famoso serial killer di adolescenti, avvicinava le sue vittime con la maschera goliardica del pagliaccio, Joker nasconde la sua tristezza dietro il sorriso perfido di un trucco da cabaret.

Joker racchiude in sé tutte le ferite emozionali che dall’infanzia possono esplodere in pura violenza. Il tradimento e l’abbandono paterno, il rifiuto per essere stato dato in adozione, la vergogna di non essere accettato dagli altri, l’umiliazione e la convinzione di non valere nulla. Arthur dice ad un certo punto all’assistente sociale di non sapere se esista veramente e solo dopo alcuni brutali omicidi, sente di avere consistenza. La mancanza di calore umano farebbe impazzire chiunque.

La società che gli Wayne hanno contribuito a creare ha intriso di veleno e sangue i poveri di Gotham, aizzandoli come cani rabbiosi verso il potere. Anche quando Thomas Wayne si candida a sindaco è evidente che la “feccia” della società non verrà aiutata in alcun modo. Arthur se ne rende conto e decide di fare qualcosa di estremo. Nessun ricco che voti un altro ricco potrà capire e aiutare veramente il povero che vive nelle fogne.

L’escalation di violenza scatenata da Joker è solo la punta dell’iceberg di una storia che è destinata a peggiorare.

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Il film mantiene un equilibrio stabile nonostante un personaggio al limite. E’ curioso come il film ponga le basi e indaghi sull’incoerenza che porterà il futuro Bruce Wayne a combattere quei delinquenti che il suo stesso padre ha aiutato a crescere e che ha nutrito con la sua alterigia e indifferenza. Bruce/Batman, in fondo, è figlio di quella violenza e di quella repressione.

Questo Joker nasconde in sé una ribellione alla figura paterna che non è stata in grado di difendere i propri figli, ma ha solo pensato alla propria ingordigia. Se ci pensiamo, tutti i supereroi e gli antieroi, vedi Pinguino e lo stesso Joker, sono stati abbandonati e rifiutati dai propri genitori. Gli eroi, se vogliamo fare gli psicologi, hanno trasformato quella rabbia in forza positiva, mentre gli antieroi l’hanno rafforzata e trasformata in arma di offesa.

Un ultimo aspetto interessante e stimolante è la maschera del Joker. Come detto questo personaggio può essere una sintesi di Gwynplaine dell’Uomo che ride di Hugo, di Erik de Il corvo e di Charlot. Tutte maschere comiche o tragiche con un fondo di disperazione senza salvezza. Come dice Arthur nel film prima di uccidere, “ho sempre creduto che la mia vita fosse una tragedia, invece è una commedia”.

Phoenix esprime con grande naturalezza una follia che gli appartiene e che sembra riesca a tradurre e a sfogare nell’arte, a differenza di Ledger che non resse al ruolo.

Uno dei più bei film dell’anno.

Voto 5/5locandina

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