Meditazione sopra il Cristo morto del Mantegna

Cristo-Morto-Mantegna

E’ un uomo morto.

Disteso su un letto freddo e asettico.

La prospettiva raggela l’animo che è turbato alla sua vista.

Non è che un uomo. Tutta la sua umanità, dignità, divinità sono ormai un ricordo. Potrebbe essere un corpo su un lettino da autopsia se non fosse per la pelle squarciata nei piedi e nelle mani che ci ricorda chi è stato e come è morto.

E’ un uomo come tanti, morto come tanti, prima e dopo di lui.

Quel corpo inerte e immobile potrebbe toglierci ogni speranza sul senso della vita. Le lacrime delle due donne accanto a lui ci ricordano il dolore della perdita che noi tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella vita.

Quel senso di impotenza che abbiamo di fronte a quell’uomo martoriato e ucciso ci fanno sentire intrusi in quell’angolo claustrofobico che è la cornice della sua deposizione.

Se l’uomo si fa carne per poi morire, dio si fa arte sublime, suprema per glorificare il significato dell’esistenza.

L’arte ha immortalato un senso di abbandono che può essere vinto solo con la contemplazione della morte.

MEMENTO MORI.

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Per vivere in eterno bisogna morire.

La materialità e la finitezza di questo corpo sono solo il ricordo di ciò che è stato e non di ciò che sarà.

Fingere che la morte non faccia parte della vita è un’illusione di questa realtà progressista e senza dio.

Anche questo cristo morto sembra abbandonato a se stesso, nemmeno le lacrime dei vivi possono ridestarlo.

Si è liberi dalla morte solo quando la si accetta, le si prende la mano e la si fa compagna di vita.

Non si ha più paura di quello che si conosce.

Anche cristo ha dovuto conoscere la morte fisica per poter annunciare la vita.

Tutto quel dolore è solo un ricordo.mantegna-pasolini-decameron-1

Il corpo giace immobile, mentre l’anima ha ripreso il volo libera dai pesi corporali.

Questo cristo, che più morto non si è mai visto, è il nostro lasciapassare per l’eternità.

Ramsis D. Bentivoglio

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