Guardando Shining attraverso la Room 237

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L’opera di Ascher disponibile in dvd

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Per quanto Kubrick non sia mai stato un regista di genere, nessun film infatti è uguale all’altro, Shining, nella sua versione del romanzo di Stephen King, è horror, sia per la scelta della messa in scena, sia per la storia, sia per l’inquietudine inevitabile che suscita.

Capolavoro del genere, ha sconvolto migliaia di spettatori e spinto centinaia di scrittori, critici e cineasti successivi a imitarlo o a studiarlo. È il caso di Ascher con Room 237, uscito in sala nel 2012 e disponibile in DVD per Feltrinelli con il libro in allegato.

È curioso scoprire quante possibili letture possa indurre questo film. King, dopo averlo visto, rimase deluso e decise di produrne una sua versione, più fedele all’originale, ma scadente dal punto di vista registico e attoriale.

Kubrick, noto perfezionista, non volle solo tradurre un libro in opera visiva, ma volle dargli la sua impronta ed ecco che il documentarista americano Ascher, affronta la dissezione del film attraverso la stanza 237, quella degli incubi e dei fantasmi del piccolo Danny e di Jack, suo padre. Nel libro era la 217, ma si decise di cambiare il numero per paura che le persone non volessero più alloggiare, per superstizione, in quella precisa stanza in un qualsiasi hotel d’America.

Da ragazzino – spiega Ascher – sono scappato da un cinema che proiettava Shining dopo appena venti minuti, e da allora ne sono stato ossessionato. Nonostante l’abbia visto tante volte, e sia diventato uno dei miei preferiti, continua a esercitare su di me un senso di ambiguità e di mistero.

Ecco il pretesto per svelare o cercare, i misteri occulti, rimasti chiusi nella malefica stanza del sangue, la red room, o red rum, indagando su cosa spinse Kubrick a celare simboli religiosi o fallici, volti, chiavi di interpretazione per misteri scientifici o condanne alla crudeltà della razza umana.

Chi ha visto il film-documentario viene trascinato in un vortice di informazioni, teorie, complotti e mistero da cui è difficile distogliere l’attenzione. Per quanto le idee esposte possano sembrare fantasiose o ridicole, ci si meraviglia come molte incongruenze di scena, di dettagli siano potute sfuggire all’occhio attento e pignolo del regista newyorchese. Ascher ritiene che la maggior parte di questi presunti errori siano voluti ed ecco lo spiraglio giusto per introdursi nel film, per sbirciare dal buco della serratura e indagare sulle vere ragioni che mossero Kubrick a fare un determinato film.

Cercheremo di non raccontare tutto il documentario, ma di dare un po’ di notizie succulente, dettagli inaspettati, chicche da cinefili e qualche chiave di lettura.

Un aspetto, dato anche dallo stesso romanzo, è il presunto richiamo continuo al genocidio dei nativi d’America, come risulta evidente da molte inquadrature, oggetti e riferimenti storici, come il barattolo di zuppa nella dispensa dove viene rinchiuso Jack, già fuori di testa con intenti omicidi, e l’arazzo nella sala della macchina da scrivere.

Qualcuno, ma questo sembra già un ragionamento eccessivo, ha visto nel numero 42 della maglia di Danny e nella macchina da scrivere tedesca, riferimenti e condanne contro lo sterminio degli ebrei. L’anno, precisamente, il 1942 fu quello di inizio della Soluzione Finale di Hitler. Il sangue, poi, che esce impetuoso come una cascata dall’ascensore, sarebbe tutto il sangue versato dagli innocenti. La scena è molto inquietante, ma questa deduzione sembra troppo tendenziosa. Rimane il fatto che quella scena è rimasta nell’immaginario da incubo di molti.

Continuiamo con i complotti e passiamo alla struttura della moquette dell’hotel dove Danny gioca. Il disegno creato, ci hanno visto alcuni, sembra riprodurre esattamente le rampe di lancio degli Apollo dalla base di Huston durante la corsa allo spazio negli anni ’60. In particolare, quello che fa sobbalzare i complottisti sulle poltrone, è la maglia che Danny indossa e che recita Apollo 11. Secondo molti, e anche se molti indizi non fanno una prova potremmo crederlo anche noi senza molta difficoltà, Kubrick sarebbe stato il regista occulto dell’allunaggio americano del ’69, appena dopo la collaborazione con la N.A.S.A. per 2001 Odissea nello spazio di qualche anno prima. Con quell’accenno molto velato, Kubrick sembra condannare la messa in scena che cambiò la storia e a cui lui aveva coscientemente partecipato. Non lo sapremo mai, dato che il regista è morto e dalla sua bocca non è mai trapelato niente.

Veniamo al labirinto che, forse, è la parte più interessante. Se pensiamo al labirinto tutti ricordiamo quello a Creta di Minosse, al cui centro regnava il Minotauro, fagocitante di vittime sacrificali e delle loro paure. Nel romanzo originale di King, il labirinto non c’è, ma ci sono statue-siepi di animali. Kubrick reputò più simbolico e interessante creare un labirinto, sia della mente che reale, luogo di perdizione e morte come avverrà alla fine del film.

42Le ambientazioni, quasi tutte a dire il vero, sono all’interno dell’hotel, e i corridoi, strutturati in modo da non capire da dove si venga o dove si vada, ricreano abilmente un intricato dedalo di intersezioni e deviazioni nelle quali, lentamente, ci si perde e ci si lascia guidare ipnotizzati.

In base a studi accurati, gli anditi e gli atri non hanno una sequenza logica e sono stati costruiti solo per far perdere la ragione a Jack e allo spettatore. Esiste un disegno preordinato per cui l’angoscia fatta nascere nei corridoi sfoci nella camera 237 e negli omicidi di Jack.

Se i mostri nascono nelle nostre teste, Kubrick ha aperto il nostro cervello, l’ha sezionato con l’abilità di un chirurgo e ci ha mostrato cosa può creare.

Nessuno crede veramente che Kubrick abbia inserito dettagli o fatto errori casuali e questo viaggio che Ascher ci invita ad iniziare, non può fare altro che invogliarci a guardare il documentario e, soprattutto, il film, incubo per tanti ancora oggi.

Forse l’analisi di Ascher è solo fantasia, forse è tutto un divertissement per intrattenere, ma dubitare del genio di Kubrick è più difficile e solo noi, davanti al nostro televisore, potremo giudicare cosa sia vero o no.

 

Room 237

Regia: Rodney Ascher

Genere: documentario

durata: 102 minuti.

Produzione: USA 2012.

 

Ramsis Bentivoglio

Un pensiero su “Guardando Shining attraverso la Room 237

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