Il potere degli introversi

Condivido questo articolo per tutti gli introversi. Un vero sollievo sapere di non essere soli.

Grazie Rossella!

 

Mando questo articolo a tutte le persone a cui credo che possa interessare il libro… con l’augurio che sia per voi illuminante almeno quanto lo è stato per me.
Grazie 🌼

 

Il Bello dell’essere Introversi

 

Rossella 🌺

We never went to the moon – Bill Kaysing

41W72Bc8NXL._BO1,204,203,200_Per i cinquant’anni dello sbarco sulla Luna sono stati prodotti documentari, libri, conferenze, ricerche a celebrare il più grande passo dell’uomo nella storia dopo l’invenzione della ruota, senza ricordare che nel 1974 un celebre libro di un ingegnere sconvolse l’opinione pubblica in merito alla possibilità che nessun uomo avesse messo piede sulla Luna, ma neppure un’astronave da 9 tonnellate, né una bandiera, nulla di nulla insomma. L’autore è Bill Kaysing e il suo libro è Non siamo mai andati sulla Luna.

In questo libro, abbastanza difficile da reperire e pubblicato solo da CULT MEDIA NET EDIZIONI, troviamo un elenco di prove e/o congetture che smontano il più grande show televisivo della storia recente. Le considerazioni più interessanti riguardano il fatto che l’Unione Sovietica, in quegli anni, aveva prodotto passi da gigante nell’esplorazione stratosferica e dello spazio, lanciando Sputnik come piattelli in orbita con cani, scimmie, astronauti mai segnalati e sicuramente dispersi nell’etere senza possibilità di ritorno, fino al glorioso Gagarin che, come un eroe olimpico di antica memoria, al ritorno in patria, era stato osannato e innalzato agli onori del popolo comunista come esempio di coraggio e fermezza di spirito. La Madre Russia ringraziava.

Gli americani, invece, alle prese con il maccartismo, le scappatelle dei Kennedy con le varie amanti e qualche guerra in giro per il mondo avevano perso il primato mondiale. Qualcosa bisognava fare. Kennedy, tra un’avventura e l’altra con la Monroe, promise che entro il decennio, gli anni ’60, un uomo americano sarebbe andato sulla Luna, a tutti i costi. L’organizzazione che venne creata per mantenere la promessa del più grande presidente americano assassinato dopo Lincoln, non ebbe alcuno scrupolo pur di raggiungere il risultato.

apollo-11-7sbarco-sulla-luna-anniversario-eventistudioKaysing incalza il lettore con motivazioni sociali e tecnologiche con fonti vicine agli scienziati che lavorarono al progetto. Il progetto Apollo era una vera e propria organizzazione con uffici di marketing e di spionaggio. Chi aderiva al progetto doveva essere muto come un morto, ma il silenzio si comprava facilmente con fiumi di soldi. La parte più difficile fu scegliere gli astronauti, notoriamente militari, a parte Neil, e quindi con difficoltà a mentire. Per ottenere questo bastava convincerli dell’alto scopo sociale della missione e far loro un bel lavaggio del cervello, con promesse di soldi e potere. In caso contrario, veniva regalato loro un bel paio di scarpe di cemento, come racconta Kaysing.

Uno dei misteri più importanti legati agli astronauti fu la tragedia del gennaio del 1967 sulla rampa 34. Tre astronauti che si stavano preparando per la prima vera simulazione della partenza, morirono bruciati in seguito ad un incendio dal quale non riuscirono a fuggire. Alcune voci attendibili dicono che per cinque minuti tentarono di uscire “dall’abitacolo” senza successo. Colui che portò in tribunale le prove di un sabotaggio della navicella per far stare zitti i tre che forse volevano denunciare la frode della NASA, Baron, come cita Kaysing, morì ad un passaggio livello 4 giorni dopo la deposizione davanti alla commissione e del suo rapporto non c’è rimasto quasi nulla in nessun archivio. Strano?!

Kaysing non vuole convincere nessuno, ma lascia riflettere il lettore con documentazioni inequivocabili. Le poche testimonianze rilasciate sono di quelli ancora vivi, di tutti gli altri, che tentarono di denunciare la fregatura da 30 miliardi di dollari, si sa che sono morti in circostanze misteriose.

Durante il decennio di preparazione all’allunaggio ci furono più di 20mila incidenti più o meno grandi che non garantivano alcun successo della missione e che, anzi, mettevano solo in pericolo delle vite. Kaysing avanza l’ipotesi che non ci sia mai stata intenzione di andare veramente sulla Luna, ma solo di dimostrare al mondo chi ce l’aveva più grosso nel confronto con il “rivale” U.R.S.S.. Forse nelle intenzioni c’era il desiderio di andarci, ma visti i clamorosi insuccessi che collezionarono virarono su una più piacevole bugia, soprattutto dopo il clamoroso film di Kubrick, 2001, che aveva fatto sognare il pubblico mondiale nel 1968. La NASA aveva collaborato con il regista newyorkese e quindi perché non sfruttare l’onda cinematografica per corroborare il progetto Apollo? H.A.L. era lo spostamento all’indietro di una lettera dell’azienda di computer più famosa dell’epoca, la I.B.M.; perché non far credere a tutti che ci fosse già la tecnologia per andare nello spazio? Forse fu Kubrick a dirigere lo show, ma qualcuno sospetta che lo stesso regista lasciò tracce, tra i frame, dell’inganno. Egli, che era notoriamente maniaco della precisione e non lasciava nulla al caso, avrebbe potuto fare errori così grossolani ed evidenti? Le luci delle foto scattate sul nostro satellite indicano con evidenza due fonti di luce, ma il Sole non dovrebbe essere dominante? La bandiera sventola nonostante la mancanza di vento e soprattutto nonostante un’anima di ferro. Forse i ventilatori per raffreddare lo stage erano troppo forti? Il L.E.M non ha lasciato neppure un piccolo cratere sotto i retrorazzi per l’atterraggio. Alcune simulazioni della NASA dimostrano che la navicella avrebbe dovuto produrre un cratere profondo almeno un paio di metri e alzare così tanta polvere da creare, quasi, una tempesta di sabbia e, invece, nulla. Le stelle. Perché non si vedono stelle nello sterminato cielo nero della Luna? L’aria rarefatta non avrebbe dovuto mostrare milioni di stelle? Chi vola in aereo ad alte quote lo sa. Kubrick avrebbe potuto accettare tutti questi difetti senza ribellarsi? Forse per non finire ammazzato ma per mostrare l’inganno ha lasciato piccoli errori qua e là ai posteri. In vita non ha mai fatto dichiarazioni in merito.

L’ultima cosa che Kaysing fa notare è che gli astronauti, nonostante abbiano avuto un’esperienza tra le più sconvolgenti della storia dell’uomo, non ne hanno mai voluto parlare. Perché, Kaysing si chiede, un uomo che è invidiato da tutto il mondo non si rende disponibile a parlare di quello che ha sentito e visto? Gli astronauti di oggi parlano delle loro missioni, scrivono libri, riscuotono successo, sono acclamati come eroi, e invece perché Armostrong, Aldrin e Collins non ne vollero mai parlare? Armostrong si trincerò dietro uffici stampa del governo e divenne introvabile se non misantropo, mentre Aldrin fu rinchiuso varie volte in istituti psichiatrici e si diede all’alcol. C’è da chiedersi cosa ci fosse da nascondere.

locandina_Capricorn-OneData la nostra comune passione per il cinema cito due film che parlano direttamente della possibile truffa del 1969. Capricorn one, del ’78, racconta una falsa missione di approdo su Marte, chiaramente si parla della Luna, e il più recente Operazione Avalanche che parla esplicitamente dell’inganno dell’Apollo.

Tra i commenti più velenosi e taglienti, di quelli che lasciano il segno, al libro di Kaysing, citiamo quello di Piero Angela al TG2 del 10 gennaio 1998 delle 20:30. “Il consiglio è di non comprare il libro”. Con motivazioni così precise non si può che obbedirgli.

Hammamet

Voto 3,5/5

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Craxi, figlio del suo tempo e vittima di se stesso. Questa potrebbe essere la tagline di locandina. In realtà il film di Amelio è tanto altro, ma i 20 anni dalla sua morte hanno lasciato un’eredità politica e di deficit di bilancio notevoli. Berlusconi, come citato nella pellicola, ne è stato l’erede/usurpatore per eccellenza proprio grazie a quella Mani Pulite che tanto il cavaliere ha odiato e perseguito, soprattutto nella figura di Di Pietro.

Il mondo che Bettino aveva creato, supportato, cristallizzato gli si era rivoltato contro come un vespaio a cui il bambino dispettoso ha dato noia scuotendolo e stimolandolo eccessivamente. Un collega/sanguisuga del Presidente (appellativo con un chiaro parallelismo polemico con Silvio B.) gli critica una visione ingenua della realtà dove tutto, secondo Craxi, doveva rimanere uguale e immutabile a se stesso, con la convinzione che tutte le malefatte messe in atto non venissero mai scoperte. Craxi, dal canto suo e con estrema arroganza, negava che qualcuno avesse potuto mettergli i bastoni tra gli ingranaggi. I soldi, come si dice ad un certo punto, sono come un secchio d’acqua sparso, dopo un po’ non sai più dove sono andati. L’idea dominante del finanziamento illecito ai partiti era proprio questa, una volta spariti, i soldi, nessuno li avrebbe più reclamati. Il lancio delle monetine davanti all’hotel Raphael dimostra il contrario. Gli anni del giustizialismo mediatico erano iniziati, cavalcati da giudici avventurieri e un poco moralisti.

Il pregio di questo film è la mancata condanna o assoluzione dell’uomo Craxi, con la sola analisi politica e personale del Presidente, “indagato” dal punto di vista di chi gli è stato vicino, soprattutto negli ultimi anni di malattia e di esilio.

Per ogni società c’è bisogno di un uomo che la governi. In quegli anni ’80 figli della televisione generalista, dei varietà, delle donnine scollacciate di Smaila, del Milan di Berlusconi, della fine del “mito” del comunismo, della frenesia sconsiderata e senza freni di un popolo che non voleva pensare ma solo godere, Craxi ha saputo tenere in pugno l’Italia e gli italiani, vittime a loro volta del proprio bisogno di libertà. Il desiderio inconscio collettivo di non avere padroni, di avere soldi da spendere dava a Craxi il potere e l’autorizzazione di fare quello che voleva. L’apparato, come recita, ha bisogno di essere oliato bene e senza soldi non si fa politica. In USA ogni parlamentare o senatore prende soldi da multinazionali e lobby senza vergognarsene, ma in Italia non è mai stato così. Si dovevano incassare soldi, ma non si doveva divulgare la loro provenienza. “La chiesa ha preso soldi per secoli e nessuno l’ha mai condannata”, recita ancora Craxi come per giustificarsi. Il motto, “lo facevano tutti” sembrava dar ragione alla sua politica.

Per tutto il film si delinea una personalità molto forte e audace, ma infantile e arrogante come un bambino capriccioso. Se Craxi poteva fare quello che voleva, proprio come un bambino viziato, gli italiani, da bravo gregge, agivano per imitazione e si giustificavano in continuazione senza guardare ai dettagli. Se la politica doveva rubare per vivere anche l’uomo medio poteva farlo. Un magna magna generale che impediva di vedere con chiarezza la fogna in cui affondava.

Amelio sa sottolineare bene l’identità del Presidente con alcune scene simboliche che da sole spiegano bene quale fosse il suo ideale di vita e quello di molti italiani suoi emulatori. Una su tutte è quando a casa, annoiato, arriva davanti alla tv dove la moglie sta guardando un film western e lui, senza riguardo, cambia canale e sintonizza Mediaset per guardare “Beato tra le donne” con Bonolis che presenta le spintarelle. Chi di noi non ha mai fatto così?

Emerge che il potere chiama potere, come diceva Andreotti parafrasandolo e che i soldi, ad un certo punto non contano più. Craxi aveva creato una cortina di omertà e ricatti quasi mafiosa. Tutti i suoi successori sono stati principianti.

Craxi è stato un lungimirante statista, soprattutto per le sue tasche, che ha saputo illudere milioni di persone di essere l’uomo giusto al momento giusto senza neanche essere proprietario di tre reti televisive, né essere editore, né presidente di una squadra di calcio. Davvero i suoi epigoni sono dei nani al suo confronto.

I punti deboli, come i punti forti, del film sono però proprio la sceneggiatura e il desiderio di non affondare mai il coltello nella piaga. Pur avendo picchi notevoli nelle recitazioni dei protagonisti, Favino su tutti, il voler girare attorno alla questione senza mai esplicitarla penalizza il senso del film. Non ci si poteva aspettare molto da un film finanziato dalla fondazione Craxi!

“Il Caimano” di Moretti e “Il Divo” o “Loro” di Sorrentino sono di un’altra categoria. Sembra che Amelio sia vittima del sistema intimidatorio che il potere di Craxi esercita ancora oggi.

castillo-sforzesco-exteriorDue curiosità, legate tra loro, su quanto il potere di Craxi potesse essere fagocitante. Davanti al castello Sforzesco di Milano c’è una magnifica fontana circolare. Appena dopo l’esilio di Craxi sparì per riapparire magicamente dopo la sua morte. Coincidenza? No! Paolo Rossi ne ha cantato le gesta “eroiche” in una famosa canzone arabeggiante, “Hammamet” appunto.

http://paguropagano.blogspot.com/2009/01/i-miracul-che-succede-ad-hammamet.html?m=1

 

Joker – film

C’è tanta storia del cinema dentro Joker, dagli incubi cupi ed espressionisti de L’uomo che ride di Leni, passando per il tramp di Charlot di Tempi moderni per arrivare a Il Corvo di Proyas del 1994.

 

 

Il Joker di Phillips allarga la gamma della disperazione della nostra società imboccando un personaggio borderline con frasi fin troppo politicamente scorrette per essere accettate, ma forse quanto mai vere oggi. Il disagio sociale si affianca e si lega a filo doppio alle catastrofi famigliari degli ultimi 30 anni, dalla dissolvenza della figura paterna alle tragedie delle adozioni e dei centri psichiatrici.

Arthur Fleck, Joker, ha sempre vissuto in un mondo che non lo ha accettato, trattandolo senza alcun riguardo e scartandolo come cibo spazzatura nelle fogne dell’indifferenza. La sua famiglia, nell’unica persona della madre, lo ha mantenuto nell’emarginazione crescendolo nella menzogna e nei soprusi. Un uomo non può sopportare tutto questo senza dilagare nella follia e nella violenza più estrema. La società americana è un ottimo teatro scenico per storie di questo livello e il clown, dai tempi di It a questa parte, ne è l’emblema perfetto. Pierrot era un pagliaccio triste, con la famosa lacrima, It attirava gli innocenti con il suo aspetto innocuo per poi sventrarli, Gacy, il famoso serial killer di adolescenti, avvicinava le sue vittime con la maschera goliardica del pagliaccio, Joker nasconde la sua tristezza dietro il sorriso perfido di un trucco da cabaret.

Joker racchiude in sé tutte le ferite emozionali che dall’infanzia possono esplodere in pura violenza. Il tradimento e l’abbandono paterno, il rifiuto per essere stato dato in adozione, la vergogna di non essere accettato dagli altri, l’umiliazione e la convinzione di non valere nulla. Arthur dice ad un certo punto all’assistente sociale di non sapere se esista veramente e solo dopo alcuni brutali omicidi, sente di avere consistenza. La mancanza di calore umano farebbe impazzire chiunque.

La società che gli Wayne hanno contribuito a creare ha intriso di veleno e sangue i poveri di Gotham, aizzandoli come cani rabbiosi verso il potere. Anche quando Thomas Wayne si candida a sindaco è evidente che la “feccia” della società non verrà aiutata in alcun modo. Arthur se ne rende conto e decide di fare qualcosa di estremo. Nessun ricco che voti un altro ricco potrà capire e aiutare veramente il povero che vive nelle fogne.

L’escalation di violenza scatenata da Joker è solo la punta dell’iceberg di una storia che è destinata a peggiorare.

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Il film mantiene un equilibrio stabile nonostante un personaggio al limite. E’ curioso come il film ponga le basi e indaghi sull’incoerenza che porterà il futuro Bruce Wayne a combattere quei delinquenti che il suo stesso padre ha aiutato a crescere e che ha nutrito con la sua alterigia e indifferenza. Bruce/Batman, in fondo, è figlio di quella violenza e di quella repressione.

Questo Joker nasconde in sé una ribellione alla figura paterna che non è stata in grado di difendere i propri figli, ma ha solo pensato alla propria ingordigia. Se ci pensiamo, tutti i supereroi e gli antieroi, vedi Pinguino e lo stesso Joker, sono stati abbandonati e rifiutati dai propri genitori. Gli eroi, se vogliamo fare gli psicologi, hanno trasformato quella rabbia in forza positiva, mentre gli antieroi l’hanno rafforzata e trasformata in arma di offesa.

Un ultimo aspetto interessante e stimolante è la maschera del Joker. Come detto questo personaggio può essere una sintesi di Gwynplaine dell’Uomo che ride di Hugo, di Erik de Il corvo e di Charlot. Tutte maschere comiche o tragiche con un fondo di disperazione senza salvezza. Come dice Arthur nel film prima di uccidere, “ho sempre creduto che la mia vita fosse una tragedia, invece è una commedia”.

Phoenix esprime con grande naturalezza una follia che gli appartiene e che sembra riesca a tradurre e a sfogare nell’arte, a differenza di Ledger che non resse al ruolo.

Uno dei più bei film dell’anno.

Voto 5/5locandina

News letterarie Bookabook – 3a parte

 

Carissimi,

mancano solo due giorni all’inizio della campagna de DEL SANGUE E DELLA CARNE.

Ormai sapete dove è ambientato e di cosa tratta, vi manca solo di ordinarlo e farlo vostro.

bookLa campagna di Bookabook si basa sul passaparola rendendo ogni lettore un amplificatore del proprio entusiasmo e della propria sensibilità letteraria..

A questo proposito voglio raccontarvi la storia di un film che molti di voi avranno visto: UN SOGNO PER DOMANI (PAY IT FORWARD) del 2000 con Kevin Spacey, Helen Hunt e Haley Joel Osment.

E’ una storia toccante, ma non sentimentale. IL bambino, impersonato dall’attore de “Il sesto senso”, riceve un compito a scuola; come cambiare il mondo con una idea. Il bambino escogita un modo per diffondere esponenzialmente l’altruismo. Se ogni persona aiuta almeno tre persone che a loro volta aiuteranno tre persone e così via, il mondo, in breve tempo, diverrà più empatico e “buono”. Rapidamente la sua idea si diffonde in buona parte d’America.

Sfrutto la bella idea del film a mio favore, mi perdonerete.

Se ognuno di voi trasmetterà il piacere di leggere il mio libro, quasi come fosse il vostro, ad almeno tre persone e a loro volta ad altre tre, allora raggiungeremo presto il numero necessario per la pubblicazione. Parlo al plurale perché questo libro sarà anche, un pò, vostro.

« Questo sono io, e queste sono tre persone, a cui darò il mio aiuto, ma deve essere qualcosa di importante, una cosa che non possono fare da sole, perciò io la faccio per loro… e loro la fanno per altre 3 persone… »

Vi ringrazio sin da ora e ci risentiamo il 21 agosto per l’inizio della campagna.

Per motivi logistici non pubblicherò qui il link di acquisto, quindi chi vorrà potrà contattarmi privatamente alla mia mail:

rambentivoglio@hotmail.it

3 persone

 

News letterarie Bookabook – 2a parte

bramitoContinuamo alla scoperta del mio nuovo romanzo. Non posso ancora svelare troppi dettagli, ma vi do qualche dritta su dove è ambientato e cosa troverete nelle sue pagine.

La storia si svolge in Estonia, nella sua sublime Natura selvaggia.

Uno dei protagonisti della vicenda è il Cervo Rosso, uno dei più maestosi esemplari della sua specie e re incontrastato della foresta estone. Molti cacciatori, da tutta Europa, giungono lì per dargli la caccia da settembre a ottobre, durante il periodo del bramito proprio quando cerca una compagna per accoppiarsi.

Dal sito

https://www.cacciainestonia.com/caccia-al-cervo-rosso/

potete approfondire metodi e strategie.

Il romanzo sfrutta la scenografia baltica per sviluppare la sua trama e la caccia al Cervo, al di là di ogni giudizio etico, è strettamente legata alla vicenda del protagonista e alla sua evoluzione come uomo.

Nei prossimi articoli approfondiremo altri aspetti del testo.

Buon Ferragosto e buona lettura!

News letterarie con Bookabook

bookabookBen ritrovati cari lettori, compagni di viaggio, scrittori e amanti dell’avventura. Dopo un tempo di silenzio (stavo preparandovi una sorpresa) ecco che vi annuncio, con immensa felicità, che sta per iniziare un nuovo progetto editoriale che vi coinvolgerà in prima persona.

Perché?, direte voi!

Detto fatto!

Conoscete l’editore Bookabook? Io l’ho scoperto a Milano per caso e mi è subito piaciuto. Per fortuna anch’io sono piaciuto a loro, decidendo di collaborare per il mio nuovo romanzo.

Per l’editore è importante il libro quanto il riscontro che potrà avere col pubblico. Siamo sinceri, uno scrittore senza pubblico è uno scrittore a metà. Scrivere per se stessi è bellissimo ed è quello che ho sempre fatto, ma avere un pubblico eterogeneo che ti segue e che ti apprezza è molto più soddisfacente. Bookabook considera anche questo aspetto e il suo metodo di pubblicazione segue questa linea.

Creare uno zoccolo di lettori prima dell’uscita del libro aiuta a diffondere meglio il romanzo e a farne parlare alla gente.

libriBookabook crea una campagna di Crowdfunding dove per 120 giorni si pubblicizza l’uscita del romanzo coinvolgendo direttamente followers e potenziali lettori. Ogni lettore diventa una cassa di risonanza per altri lettori per diffondere il più possibile il progetto.

Al raggiungimento di almeno 200 preordini del libro, il testo verrà pubblicato…

Per ora credo di essere stato esauriente.

Ecco il link diretto dell’editore per approfondire!

Che cos’è Bookabook?

crowd

Nei prossimi articoli vi racconto del libro…

Stay tuned!

Meditazione sopra il Cristo morto del Mantegna

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E’ un uomo morto.

Disteso su un letto freddo e asettico.

La prospettiva raggela l’animo che è turbato alla sua vista.

Non è che un uomo. Tutta la sua umanità, dignità, divinità sono ormai un ricordo. Potrebbe essere un corpo su un lettino da autopsia se non fosse per la pelle squarciata nei piedi e nelle mani che ci ricorda chi è stato e come è morto.

E’ un uomo come tanti, morto come tanti, prima e dopo di lui.

Quel corpo inerte e immobile potrebbe toglierci ogni speranza sul senso della vita. Le lacrime delle due donne accanto a lui ci ricordano il dolore della perdita che noi tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella vita.

Quel senso di impotenza che abbiamo di fronte a quell’uomo martoriato e ucciso ci fanno sentire intrusi in quell’angolo claustrofobico che è la cornice della sua deposizione.

Se l’uomo si fa carne per poi morire, dio si fa arte sublime, suprema per glorificare il significato dell’esistenza.

L’arte ha immortalato un senso di abbandono che può essere vinto solo con la contemplazione della morte.

MEMENTO MORI.

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Per vivere in eterno bisogna morire.

La materialità e la finitezza di questo corpo sono solo il ricordo di ciò che è stato e non di ciò che sarà.

Fingere che la morte non faccia parte della vita è un’illusione di questa realtà progressista e senza dio.

Anche questo cristo morto sembra abbandonato a se stesso, nemmeno le lacrime dei vivi possono ridestarlo.

Si è liberi dalla morte solo quando la si accetta, le si prende la mano e la si fa compagna di vita.

Non si ha più paura di quello che si conosce.

Anche cristo ha dovuto conoscere la morte fisica per poter annunciare la vita.

Tutto quel dolore è solo un ricordo.mantegna-pasolini-decameron-1

Il corpo giace immobile, mentre l’anima ha ripreso il volo libera dai pesi corporali.

Questo cristo, che più morto non si è mai visto, è il nostro lasciapassare per l’eternità.

Ramsis D. Bentivoglio