Scritto nel vento (a Simona)

Non si può impedire al mare

di frangersi sugli scogli,

 

non si può impedire al vento

di garrire alle bandiere astate,

 

non si può impedire al tuono

di ruggire famelico per il cielo,

 

non si può impedire alla terra

di rivoluzionare intorno al sole,

 

non si può impedire alle stelle

di brillare nei freddi cieli invernali,

 

non si può impedire alla pioggia

di piangere sui nostri cuori,

 

non si può impedire all’eternità

di essere unica e immortale,

 

non si può impedire al destino

di solcare le nostre brevi vite,

 

non si può impedire alla morte

di mieterci come il grano maturo,

 

non si può impedire alla vita

di nascere, crescere, morire,

 

ma possiamo scegliere cosa lasciare in eredità.

 

Tu, Simona, hai lasciato un piccolo solco nei nostri cuori,

come la traccia di una penna su un foglio,

dove hai scritto la tua vita con noi.

 

“Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana” di Marco Labbate

obiezione coscienza

Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana è il saggio, appena pubblicato dall’editore Pacini e scritto dallo storico ed esperto dei movimenti politici Marco Labbate, che affronta il tema dell’obiezione di coscienza, dal dopoguerra alla sua legittimazione politica del dicembre 1972.

L’enciclopedia Treccani definisce obiezione:

rifiuto di sottostare a una norma dell’ordinamento giuridico, ritenuta ingiusta, perché in contrasto inconciliabile con un’altra legge fondamentale della vita umana, così come percepita dalla coscienza.

E ancora:

essa si fonda sulla tutela prioritaria della persona rispetto allo Stato e sul rispetto della libertà di coscienza, diritto inalienabile di ogni uomo (art. 2, 19, 21 Cost.; art. 18 Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo).

Infine:

l’obiezione militare trova fondamento morale nella regola aurea del cristianesimo «ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro», dalla quale deriva l’imperativo del «non uccidere».

Questo libro affronta un argomento sconveniente nell’Italia post bellica e post ventennio perché vede contrapposti il diritto alla difesa da un nemico esterno al principio religioso sopra espresso. Se l’Italia si dichiara laica allora il principio di difesa è accompagnato dalla leva obbligatoria. La coscienza che vada contro il “patriottismo” militare è considerato un errore a cui dover rimediare, anche se, come dice lo stesso Labbate, non ne era previsto il reato ed era segnato sotto la voce disobbedienza. Paradossalmente non esisteva l’idea stessa di rifiuto alla leva. Un paese che non accetti l’opposizione al militarismo è di per se stesso votato alla violenza. Una considerazione linguistica ci fa notare che non esiste una parola per definire l’omicidio del figlio non infante, esiste uxoricida, fratricida, parricida, ma non figlicida. Esiste solo in greco, teknophonos. Se una cultura cela un crimine così grande, privandolo del Nome, significa che teme i suoi stessi figli e non ha scrupoli a sacrificarli per la Patria (padre). Il ‘900 è stato anche questo.

obiezione coscienza giornaleQuesto libro è un unicum nel panorama letterario e saggistico italiano, almeno per il periodo repubblicano. Marco si addentra con ricchezza di fonti e osservazione dei cambiamenti radicali di quell’epoca con l’occhio dello storico, guardando quasi dall’alto l’evolversi di un’idea in un’Italia che stava cambiando e voleva rinnovarsi. Il movimento pacifista, antimilitarista e religioso sono tra i fondamenti dell’obiezione. Si voleva porre l’accento sulla possibilità di poter difendere la propria patria anche senza armi. La libertà di coscienza non accettava più imposizioni idealistiche di un periodo, quello del ventennio soprattutto, che aveva innalzato ai più alti valori la violenza e lo scontro bellico.

I primi moti contrari alla coscrizione obbligatoria si hanno già durante la Grande Guerra, ma il termine comincia a diventare di dominio pubblico solo in seguito al caso Pinna, nel secondo dopoguerra. Come dice lo storico, il reticente alla leva veniva processato e sanzionato, anche più volte, fino ad essere riformato per problemi fisici o mentali. Una vera gogna sociale.obiezione

La lotta per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza ha il suo clou nei movimenti giovanili del ’68, nei quali l’opposizione alla guerra nel Vietnam si traduce in alcuni casi in una scelta antimilitarista. L’obiezione di coscienza trova una sponda sia in una parte della Chiesa uscita rinnovata dal Concilio Vaticano II, sia nel Partito radicale, sicuramente la formazione politica più attiva. Il PCI, ad esempio, si dichiarava neutrale alla discussione perché la lotta proletaria sosteneva e giustificava l’uso delle armi. La figura di Marco Pannella fu fondamentale per rendere visibile un’idea che stava acquisendo un rilievo nazionale. Il suo digiuno nell’ottobre del 1972 diede la spinta decisiva perché venisse approvata la legge nel dicembre dello stesso anno. L’obiezione però non era un diritto. Il riconoscimento era, infatti, sottoposto al giudizio di una commissione.

Il libro si muove agilmente e con intensità in un’epoca in fermento, dove il diritto all’opinione, anche contraria, stava diventando un’esigenza non solo degli intellettuali, ma di tutti gli uomini e le donne libere.

Il libro, opera necessaria per approfondire il nostro recente passato, parla alle coscienze di molti. La pace non deve essere una concessione, ma un diritto inalienabile di tutti. E’ l’aria che respiriamo.

Ringraziamo Marco Labbate per ricordarci che in Italia ci sono stati uomini che hanno lottato per un mondo libero e senza armi. Oggi, più che mai, è importante rammentarlo.

Potete ascoltare l’intervista di Marco a Radio Radicale.

https://bit.ly/2KuteF7


marco

Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana

Marco Labbate

Pacini Editore s.p.a.

Ospedaletto, 2019; br., pp. 304, ill.
(Le Ragioni di Clio. 22).

We never went to the moon – Bill Kaysing

41W72Bc8NXL._BO1,204,203,200_Per i cinquant’anni dello sbarco sulla Luna sono stati prodotti documentari, libri, conferenze, ricerche a celebrare il più grande passo dell’uomo nella storia dopo l’invenzione della ruota, senza ricordare che nel 1974 un celebre libro di un ingegnere sconvolse l’opinione pubblica in merito alla possibilità che nessun uomo avesse messo piede sulla Luna, ma neppure un’astronave da 9 tonnellate, né una bandiera, nulla di nulla insomma. L’autore è Bill Kaysing e il suo libro è Non siamo mai andati sulla Luna.

In questo libro, abbastanza difficile da reperire e pubblicato solo da CULT MEDIA NET EDIZIONI, troviamo un elenco di prove e/o congetture che smontano il più grande show televisivo della storia recente. Le considerazioni più interessanti riguardano il fatto che l’Unione Sovietica, in quegli anni, aveva prodotto passi da gigante nell’esplorazione stratosferica e dello spazio, lanciando Sputnik come piattelli in orbita con cani, scimmie, astronauti mai segnalati e sicuramente dispersi nell’etere senza possibilità di ritorno, fino al glorioso Gagarin che, come un eroe olimpico di antica memoria, al ritorno in patria, era stato osannato e innalzato agli onori del popolo comunista come esempio di coraggio e fermezza di spirito. La Madre Russia ringraziava.

Gli americani, invece, alle prese con il maccartismo, le scappatelle dei Kennedy con le varie amanti e qualche guerra in giro per il mondo avevano perso il primato mondiale. Qualcosa bisognava fare. Kennedy, tra un’avventura e l’altra con la Monroe, promise che entro il decennio, gli anni ’60, un uomo americano sarebbe andato sulla Luna, a tutti i costi. L’organizzazione che venne creata per mantenere la promessa del più grande presidente americano assassinato dopo Lincoln, non ebbe alcuno scrupolo pur di raggiungere il risultato.

apollo-11-7sbarco-sulla-luna-anniversario-eventistudioKaysing incalza il lettore con motivazioni sociali e tecnologiche con fonti vicine agli scienziati che lavorarono al progetto. Il progetto Apollo era una vera e propria organizzazione con uffici di marketing e di spionaggio. Chi aderiva al progetto doveva essere muto come un morto, ma il silenzio si comprava facilmente con fiumi di soldi. La parte più difficile fu scegliere gli astronauti, notoriamente militari, a parte Neil, e quindi con difficoltà a mentire. Per ottenere questo bastava convincerli dell’alto scopo sociale della missione e far loro un bel lavaggio del cervello, con promesse di soldi e potere. In caso contrario, veniva regalato loro un bel paio di scarpe di cemento, come racconta Kaysing.

Uno dei misteri più importanti legati agli astronauti fu la tragedia del gennaio del 1967 sulla rampa 34. Tre astronauti che si stavano preparando per la prima vera simulazione della partenza, morirono bruciati in seguito ad un incendio dal quale non riuscirono a fuggire. Alcune voci attendibili dicono che per cinque minuti tentarono di uscire “dall’abitacolo” senza successo. Colui che portò in tribunale le prove di un sabotaggio della navicella per far stare zitti i tre che forse volevano denunciare la frode della NASA, Baron, come cita Kaysing, morì ad un passaggio livello 4 giorni dopo la deposizione davanti alla commissione e del suo rapporto non c’è rimasto quasi nulla in nessun archivio. Strano?!

Kaysing non vuole convincere nessuno, ma lascia riflettere il lettore con documentazioni inequivocabili. Le poche testimonianze rilasciate sono di quelli ancora vivi, di tutti gli altri, che tentarono di denunciare la fregatura da 30 miliardi di dollari, si sa che sono morti in circostanze misteriose.

Durante il decennio di preparazione all’allunaggio ci furono più di 20mila incidenti più o meno grandi che non garantivano alcun successo della missione e che, anzi, mettevano solo in pericolo delle vite. Kaysing avanza l’ipotesi che non ci sia mai stata intenzione di andare veramente sulla Luna, ma solo di dimostrare al mondo chi ce l’aveva più grosso nel confronto con il “rivale” U.R.S.S.. Forse nelle intenzioni c’era il desiderio di andarci, ma visti i clamorosi insuccessi che collezionarono virarono su una più piacevole bugia, soprattutto dopo il clamoroso film di Kubrick, 2001, che aveva fatto sognare il pubblico mondiale nel 1968. La NASA aveva collaborato con il regista newyorkese e quindi perché non sfruttare l’onda cinematografica per corroborare il progetto Apollo? H.A.L. era lo spostamento all’indietro di una lettera dell’azienda di computer più famosa dell’epoca, la I.B.M.; perché non far credere a tutti che ci fosse già la tecnologia per andare nello spazio? Forse fu Kubrick a dirigere lo show, ma qualcuno sospetta che lo stesso regista lasciò tracce, tra i frame, dell’inganno. Egli, che era notoriamente maniaco della precisione e non lasciava nulla al caso, avrebbe potuto fare errori così grossolani ed evidenti? Le luci delle foto scattate sul nostro satellite indicano con evidenza due fonti di luce, ma il Sole non dovrebbe essere dominante? La bandiera sventola nonostante la mancanza di vento e soprattutto nonostante un’anima di ferro. Forse i ventilatori per raffreddare lo stage erano troppo forti? Il L.E.M non ha lasciato neppure un piccolo cratere sotto i retrorazzi per l’atterraggio. Alcune simulazioni della NASA dimostrano che la navicella avrebbe dovuto produrre un cratere profondo almeno un paio di metri e alzare così tanta polvere da creare, quasi, una tempesta di sabbia e, invece, nulla. Le stelle. Perché non si vedono stelle nello sterminato cielo nero della Luna? L’aria rarefatta non avrebbe dovuto mostrare milioni di stelle? Chi vola in aereo ad alte quote lo sa. Kubrick avrebbe potuto accettare tutti questi difetti senza ribellarsi? Forse per non finire ammazzato ma per mostrare l’inganno ha lasciato piccoli errori qua e là ai posteri. In vita non ha mai fatto dichiarazioni in merito.

L’ultima cosa che Kaysing fa notare è che gli astronauti, nonostante abbiano avuto un’esperienza tra le più sconvolgenti della storia dell’uomo, non ne hanno mai voluto parlare. Perché, Kaysing si chiede, un uomo che è invidiato da tutto il mondo non si rende disponibile a parlare di quello che ha sentito e visto? Gli astronauti di oggi parlano delle loro missioni, scrivono libri, riscuotono successo, sono acclamati come eroi, e invece perché Armostrong, Aldrin e Collins non ne vollero mai parlare? Armostrong si trincerò dietro uffici stampa del governo e divenne introvabile se non misantropo, mentre Aldrin fu rinchiuso varie volte in istituti psichiatrici e si diede all’alcol. C’è da chiedersi cosa ci fosse da nascondere.

locandina_Capricorn-OneData la nostra comune passione per il cinema cito due film che parlano direttamente della possibile truffa del 1969. Capricorn one, del ’78, racconta una falsa missione di approdo su Marte, chiaramente si parla della Luna, e il più recente Operazione Avalanche che parla esplicitamente dell’inganno dell’Apollo.

Tra i commenti più velenosi e taglienti, di quelli che lasciano il segno, al libro di Kaysing, citiamo quello di Piero Angela al TG2 del 10 gennaio 1998 delle 20:30. “Il consiglio è di non comprare il libro”. Con motivazioni così precise non si può che obbedirgli.

Hammamet

Voto 3,5/5

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Craxi, figlio del suo tempo e vittima di se stesso. Questa potrebbe essere la tagline di locandina. In realtà il film di Amelio è tanto altro, ma i 20 anni dalla sua morte hanno lasciato un’eredità politica e di deficit di bilancio notevoli. Berlusconi, come citato nella pellicola, ne è stato l’erede/usurpatore per eccellenza proprio grazie a quella Mani Pulite che tanto il cavaliere ha odiato e perseguito, soprattutto nella figura di Di Pietro.

Il mondo che Bettino aveva creato, supportato, cristallizzato gli si era rivoltato contro come un vespaio a cui il bambino dispettoso ha dato noia scuotendolo e stimolandolo eccessivamente. Un collega/sanguisuga del Presidente (appellativo con un chiaro parallelismo polemico con Silvio B.) gli critica una visione ingenua della realtà dove tutto, secondo Craxi, doveva rimanere uguale e immutabile a se stesso, con la convinzione che tutte le malefatte messe in atto non venissero mai scoperte. Craxi, dal canto suo e con estrema arroganza, negava che qualcuno avesse potuto mettergli i bastoni tra gli ingranaggi. I soldi, come si dice ad un certo punto, sono come un secchio d’acqua sparso, dopo un po’ non sai più dove sono andati. L’idea dominante del finanziamento illecito ai partiti era proprio questa, una volta spariti, i soldi, nessuno li avrebbe più reclamati. Il lancio delle monetine davanti all’hotel Raphael dimostra il contrario. Gli anni del giustizialismo mediatico erano iniziati, cavalcati da giudici avventurieri e un poco moralisti.

Il pregio di questo film è la mancata condanna o assoluzione dell’uomo Craxi, con la sola analisi politica e personale del Presidente, “indagato” dal punto di vista di chi gli è stato vicino, soprattutto negli ultimi anni di malattia e di esilio.

Per ogni società c’è bisogno di un uomo che la governi. In quegli anni ’80 figli della televisione generalista, dei varietà, delle donnine scollacciate di Smaila, del Milan di Berlusconi, della fine del “mito” del comunismo, della frenesia sconsiderata e senza freni di un popolo che non voleva pensare ma solo godere, Craxi ha saputo tenere in pugno l’Italia e gli italiani, vittime a loro volta del proprio bisogno di libertà. Il desiderio inconscio collettivo di non avere padroni, di avere soldi da spendere dava a Craxi il potere e l’autorizzazione di fare quello che voleva. L’apparato, come recita, ha bisogno di essere oliato bene e senza soldi non si fa politica. In USA ogni parlamentare o senatore prende soldi da multinazionali e lobby senza vergognarsene, ma in Italia non è mai stato così. Si dovevano incassare soldi, ma non si doveva divulgare la loro provenienza. “La chiesa ha preso soldi per secoli e nessuno l’ha mai condannata”, recita ancora Craxi come per giustificarsi. Il motto, “lo facevano tutti” sembrava dar ragione alla sua politica.

Per tutto il film si delinea una personalità molto forte e audace, ma infantile e arrogante come un bambino capriccioso. Se Craxi poteva fare quello che voleva, proprio come un bambino viziato, gli italiani, da bravo gregge, agivano per imitazione e si giustificavano in continuazione senza guardare ai dettagli. Se la politica doveva rubare per vivere anche l’uomo medio poteva farlo. Un magna magna generale che impediva di vedere con chiarezza la fogna in cui affondava.

Amelio sa sottolineare bene l’identità del Presidente con alcune scene simboliche che da sole spiegano bene quale fosse il suo ideale di vita e quello di molti italiani suoi emulatori. Una su tutte è quando a casa, annoiato, arriva davanti alla tv dove la moglie sta guardando un film western e lui, senza riguardo, cambia canale e sintonizza Mediaset per guardare “Beato tra le donne” con Bonolis che presenta le spintarelle. Chi di noi non ha mai fatto così?

Emerge che il potere chiama potere, come diceva Andreotti parafrasandolo e che i soldi, ad un certo punto non contano più. Craxi aveva creato una cortina di omertà e ricatti quasi mafiosa. Tutti i suoi successori sono stati principianti.

Craxi è stato un lungimirante statista, soprattutto per le sue tasche, che ha saputo illudere milioni di persone di essere l’uomo giusto al momento giusto senza neanche essere proprietario di tre reti televisive, né essere editore, né presidente di una squadra di calcio. Davvero i suoi epigoni sono dei nani al suo confronto.

I punti deboli, come i punti forti, del film sono però proprio la sceneggiatura e il desiderio di non affondare mai il coltello nella piaga. Pur avendo picchi notevoli nelle recitazioni dei protagonisti, Favino su tutti, il voler girare attorno alla questione senza mai esplicitarla penalizza il senso del film. Non ci si poteva aspettare molto da un film finanziato dalla fondazione Craxi!

“Il Caimano” di Moretti e “Il Divo” o “Loro” di Sorrentino sono di un’altra categoria. Sembra che Amelio sia vittima del sistema intimidatorio che il potere di Craxi esercita ancora oggi.

castillo-sforzesco-exteriorDue curiosità, legate tra loro, su quanto il potere di Craxi potesse essere fagocitante. Davanti al castello Sforzesco di Milano c’è una magnifica fontana circolare. Appena dopo l’esilio di Craxi sparì per riapparire magicamente dopo la sua morte. Coincidenza? No! Paolo Rossi ne ha cantato le gesta “eroiche” in una famosa canzone arabeggiante, “Hammamet” appunto.

http://paguropagano.blogspot.com/2009/01/i-miracul-che-succede-ad-hammamet.html?m=1

 

Joker – film

C’è tanta storia del cinema dentro Joker, dagli incubi cupi ed espressionisti de L’uomo che ride di Leni, passando per il tramp di Charlot di Tempi moderni per arrivare a Il Corvo di Proyas del 1994.

 

 

Il Joker di Phillips allarga la gamma della disperazione della nostra società imboccando un personaggio borderline con frasi fin troppo politicamente scorrette per essere accettate, ma forse quanto mai vere oggi. Il disagio sociale si affianca e si lega a filo doppio alle catastrofi famigliari degli ultimi 30 anni, dalla dissolvenza della figura paterna alle tragedie delle adozioni e dei centri psichiatrici.

Arthur Fleck, Joker, ha sempre vissuto in un mondo che non lo ha accettato, trattandolo senza alcun riguardo e scartandolo come cibo spazzatura nelle fogne dell’indifferenza. La sua famiglia, nell’unica persona della madre, lo ha mantenuto nell’emarginazione crescendolo nella menzogna e nei soprusi. Un uomo non può sopportare tutto questo senza dilagare nella follia e nella violenza più estrema. La società americana è un ottimo teatro scenico per storie di questo livello e il clown, dai tempi di It a questa parte, ne è l’emblema perfetto. Pierrot era un pagliaccio triste, con la famosa lacrima, It attirava gli innocenti con il suo aspetto innocuo per poi sventrarli, Gacy, il famoso serial killer di adolescenti, avvicinava le sue vittime con la maschera goliardica del pagliaccio, Joker nasconde la sua tristezza dietro il sorriso perfido di un trucco da cabaret.

Joker racchiude in sé tutte le ferite emozionali che dall’infanzia possono esplodere in pura violenza. Il tradimento e l’abbandono paterno, il rifiuto per essere stato dato in adozione, la vergogna di non essere accettato dagli altri, l’umiliazione e la convinzione di non valere nulla. Arthur dice ad un certo punto all’assistente sociale di non sapere se esista veramente e solo dopo alcuni brutali omicidi, sente di avere consistenza. La mancanza di calore umano farebbe impazzire chiunque.

La società che gli Wayne hanno contribuito a creare ha intriso di veleno e sangue i poveri di Gotham, aizzandoli come cani rabbiosi verso il potere. Anche quando Thomas Wayne si candida a sindaco è evidente che la “feccia” della società non verrà aiutata in alcun modo. Arthur se ne rende conto e decide di fare qualcosa di estremo. Nessun ricco che voti un altro ricco potrà capire e aiutare veramente il povero che vive nelle fogne.

L’escalation di violenza scatenata da Joker è solo la punta dell’iceberg di una storia che è destinata a peggiorare.

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Il film mantiene un equilibrio stabile nonostante un personaggio al limite. E’ curioso come il film ponga le basi e indaghi sull’incoerenza che porterà il futuro Bruce Wayne a combattere quei delinquenti che il suo stesso padre ha aiutato a crescere e che ha nutrito con la sua alterigia e indifferenza. Bruce/Batman, in fondo, è figlio di quella violenza e di quella repressione.

Questo Joker nasconde in sé una ribellione alla figura paterna che non è stata in grado di difendere i propri figli, ma ha solo pensato alla propria ingordigia. Se ci pensiamo, tutti i supereroi e gli antieroi, vedi Pinguino e lo stesso Joker, sono stati abbandonati e rifiutati dai propri genitori. Gli eroi, se vogliamo fare gli psicologi, hanno trasformato quella rabbia in forza positiva, mentre gli antieroi l’hanno rafforzata e trasformata in arma di offesa.

Un ultimo aspetto interessante e stimolante è la maschera del Joker. Come detto questo personaggio può essere una sintesi di Gwynplaine dell’Uomo che ride di Hugo, di Erik de Il corvo e di Charlot. Tutte maschere comiche o tragiche con un fondo di disperazione senza salvezza. Come dice Arthur nel film prima di uccidere, “ho sempre creduto che la mia vita fosse una tragedia, invece è una commedia”.

Phoenix esprime con grande naturalezza una follia che gli appartiene e che sembra riesca a tradurre e a sfogare nell’arte, a differenza di Ledger che non resse al ruolo.

Uno dei più bei film dell’anno.

Voto 5/5locandina

Meditazione sopra il Cristo morto del Mantegna

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E’ un uomo morto.

Disteso su un letto freddo e asettico.

La prospettiva raggela l’animo che è turbato alla sua vista.

Non è che un uomo. Tutta la sua umanità, dignità, divinità sono ormai un ricordo. Potrebbe essere un corpo su un lettino da autopsia se non fosse per la pelle squarciata nei piedi e nelle mani che ci ricorda chi è stato e come è morto.

E’ un uomo come tanti, morto come tanti, prima e dopo di lui.

Quel corpo inerte e immobile potrebbe toglierci ogni speranza sul senso della vita. Le lacrime delle due donne accanto a lui ci ricordano il dolore della perdita che noi tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella vita.

Quel senso di impotenza che abbiamo di fronte a quell’uomo martoriato e ucciso ci fanno sentire intrusi in quell’angolo claustrofobico che è la cornice della sua deposizione.

Se l’uomo si fa carne per poi morire, dio si fa arte sublime, suprema per glorificare il significato dell’esistenza.

L’arte ha immortalato un senso di abbandono che può essere vinto solo con la contemplazione della morte.

MEMENTO MORI.

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Per vivere in eterno bisogna morire.

La materialità e la finitezza di questo corpo sono solo il ricordo di ciò che è stato e non di ciò che sarà.

Fingere che la morte non faccia parte della vita è un’illusione di questa realtà progressista e senza dio.

Anche questo cristo morto sembra abbandonato a se stesso, nemmeno le lacrime dei vivi possono ridestarlo.

Si è liberi dalla morte solo quando la si accetta, le si prende la mano e la si fa compagna di vita.

Non si ha più paura di quello che si conosce.

Anche cristo ha dovuto conoscere la morte fisica per poter annunciare la vita.

Tutto quel dolore è solo un ricordo.mantegna-pasolini-decameron-1

Il corpo giace immobile, mentre l’anima ha ripreso il volo libera dai pesi corporali.

Questo cristo, che più morto non si è mai visto, è il nostro lasciapassare per l’eternità.

Ramsis D. Bentivoglio

Gian Maria Volonté

volonte_mod_WEBIl Bistrò del Tempo Ritrovato, a Milano, ha proposto una conferenza sul nuovo libro biografico su Gian Maria Volonté scritto dal torinese Mirko Capozzoli.

Il volume abbraccia tutto l’arco narrativo e di vita del grande attore torinese, nato a Milano, vissuto un po’ in Francia, studente a Roma, esule di nuovo in Francia e in sudamerica e morto in Grecia intersecando, abilmente la vita pubblica e privata perché, per Volonté l’essere attore coincideva esattamente con il suo essere uomo. L’artista e l’uomo, in lui, erano coerenti nella medesima figura.

Close up of italian actor Gian Maria Volonté

Portrait of italian actor Gian Maria Volonté, unkempt, looking to the photographer with a half smile. Opatija (Croatia), 1970.

Capozzoli ha sfruttato il Fondo Volonté a Torino per recuperare materiale inedito e intervistare Carla Gravina, la sua seconda moglie, Giovanna, la sua unica figlia, quindi la terza moglie e altre figure quasi mai interpellate. Per scrivere una biografia sul personaggio Volonté Capozzoli ha fatto un lavoro di cesello e intarsio degno di un restauratore, nonostante periodi bui o poco conosciuti come quelli dell’esilio in Francia e del suo chiaro sostegno alla fuga dei compagni comunisti condannati in Italia.

Quello che ha incuriosito e coinvolto di più la discussione e anche l’assemblea presente è stata la sua apparente incoerenza tra il suo essere comunista, quindi sostenitore della classe operaia alla quale, evidentemente, non apparteneva, e il suo essere artista ben pagato.La-Maddalena

C’è da dire che Volonté, a dire di Capozzoli, è stato uno dei comunisti/artisti più coerenti d’Italia. Ha rifiutato grandi film e grandi compensi per mantenere il suo ideale, ricevendo pur tuttavia critiche feroci. Rifiutò Metti una sera a cena di Patroni Griffi del 1969, rifiutò Il Casanova di Fellini per ben 400 milioni dell’epoca e, su tutti, rifiutò le sirene di Hollywood. Non è mai stato per arroganza che ha rifiutato premi e mondanità.

In Italia abbiamo questa insana abitudine di definire chi è comunista e chi è capitalista. Il primo deve essere povero e operaio, il secondo deve essere ricco e di destra, possibilmente menefreghista e arrogante. Ai tempi di Volonté la divisione era molto più netta e le persone ci credevano e non è ridicolo pensare che lo stesso attore fosse fermamente convinto di quella idea. Così facendo, soprattutto oggi, si ritiene che uno che guadagna tanto debba essere di destra e uno che fa un lavoro più umile debba schierarsi con i comunisti, se questa parola ha ancora senso. La divisione delle mansioni non esiste più e anche ai tempi di Volonté era solo un modo per creare disparità ulteriori. Se il concetto fosse stato giusto allora un talento come Volonté avrebbe dovuto guadagnare poco per essere coerente, ma l’artista richiede un finanziamento maggiore per essere credibile e far bene il suo lavoro. L’artista ha necessità di isolarsi e solo il denaro dà questa possibilità. E’ banale considerare l’artista come un manovale e ancor più banale è pensare che sia un dio, come oggi in molti pensano. E’ solo un uomo che ha l’onere e l’onore di elevare il grado spirituale dei suoi simili. Di arte ne hanno bisogno tutti, senza ipocrisie.

indagine-su-un-cittadino-al-di-sopra-di-ogni sospettoLa bellezza la crea solo l’arte e non esiste ingiustizia ad essere pagati di più e meglio per un lavoro intellettuale che ha lo stesso dispendio di forze di qualsiasi altro lavoro. Volonté si sentì in colpa di essere ricco e cercò sempre di condividere, con chi ne aveva bisogno, il suo denaro, lasciando quasi niente in eredità.

Per essere ricchi non bisogna essere intelligenti, ma per mantenere la ricchezza e valorizzarla con le persone che si amano richiede una mente onesta e brillante. Volonté, anche se non si condivide la sua linea politica, ha ammaliato con la sua recitazione tutti, tanto che in America è considerato il più grande attore italiano di sempre. L’arte supera le barriere sociali e politiche e la continua, ancora oggi, bagarre sul comunista ricco è alquanto inutile e deleteria.

Perché, ad alcuni, dà tanto fastidio che un artista, anche di sinistra, guadagni tanti soldi? Forse è l’invidia o un senso di inferiorità e malignità insito nell’italiano medio che cerca la strada più semplice per arrivare al successo. Chi, come Volonté, ha sofferto non poco per arrivare al suo livello non può provocare una gelosia così stupida e abietta solo perché ha cercato di essere coerente con se stesso. Si può essere ricchi e comunisti. Si può essere di destra e poveri. Si può essere di destra e generosi, comunisti e ottusi, comunisti cattolici, di destra e omosessuali, artisti apolitici etc…

j4cbFhoC7A7ONeM9oln1hJ0U74AL’arte dovrebbe unire e non dividere. Volonté, ancora oggi, a 24 anni dalla morte, divide e unisce con grande imparzialità chi lo ama e chi lo disdegna, ma il personaggio Volonté è molto più complicato di così e il libro di Capozzoli è un ottimo motivo per approfondirlo e cercare di capirlo meglio.

L’uomo Volonté era ed è davvero un Attore Contro.

Ramsis D. Bentivoglio

San Va-lentino

Canzone di San Valentino

Ho un prurito al cuore,

ho una spina conficcata nel fianco,

è stato il tiro maldestro di un sinistro Cupido stanco!

Stavo così bene nella mia insolita solitudine,

accasciato ai piedi del monumento dell’Amore Ignoto,

innominato tra i peccati mortali,

figlio di un dio immortale,

che non si fa gli affari suoi,

‘mortacci sua,

e insidia le vite altrui con quelle frecce avvelenate!

Se scopro chi gli ha regalato l’arco

glielo rompo in testa, all’istante!

Qualcuno ha detto,

Dio li fa e insieme si accoppano!

Magari..! e pure questo santo Valentino,

morto decapitato e martirizzato,

cosa c’entra poi…?

Meglio le orge dei Lupercalia…!

Sì, esatto, non scandalizzatevi,

i romani erano meno romantici e più pratici!

Che farete il 14 febbraio?

Brivido alla schiena, mani sudate, lingua felpata…

Arrossiscono, fremono di ardore…

mi sveglio e penso a lei…

le mando un SmS con cuoricini carini,

cagnolini… TVTTB”

…che non sai neanche scrivere…

cosa sei? Un dannato sumero analfabeta?

lei mi risponde UNMONDIBEN…

palloncini, gattini amorosini…!

Perché non vi nascondete

TRE METRI SOTTO TERRA!

un salto dal fioraio,

fuori orario,

con un mazzo di rose rosse,

dispari, a gambo lungo,

senza spine…

…e un etto di pesce e vongole..”

Guarda che non sei al supermercato!

Pago i fiori con carta di credito,

mi impegno l’anello di famiglia,

e accendo un mutuo,

un cero alla madonna…

le ho pagate 200 volte il prezzo dignitoso,

meglio i 200 volt di corrente…

ma per amore

si paga anche l’hotel a ore!

prenotato ristorantino,

fighettino, molto carino…”

Posso avere un fido in banca?!

Vino rosso, carne al sangue…”

NOOOOO…. è vegana…

tutto bio e insapore,

ci pensa l’amore a dare sapidità…

Aspetta, devo aprire il vocabolario…

ma come parli?!

Pago e non mangi un caspo di insalata di niente…

No eh…! sono a dieta!

Me lo potevi dire prima??

Mi risparmiavo un rene!

Ma hai salvato il fegato, per un sera!

Non vorrai sempre e solo mangiare

pizza, pasta, piadina, birra, coca,

cinese, fiorentina…

olio di vaselina..!

Ti devo insegnare tutto?

L’amore regge..

l’intimo è stato scelto con cura,

pizzo da strappare con i denti…

prima me li lavo, è meglio!

Tutta questa fatica,

t’amo, t’amo, odi et amo pio bove…!

questa fatica per arrivare allo stesso risultato di tutti gli altri santi giorni…!

Cos’è? Non mi ami?

Certo, come non mai… più di ieri e meno di dopodomani,

domani dormo, scusa!

Il rendez vous termina con la bava e la pennica!

Lo stomaco borbotta,

quei due stuzzichini di carote lesse

e plateau di timballo di verdure croccanti al vapore

sono svanite con i ri-morsi al pizzo…

in cucina c’è ancora della pizza…

forse stavo meglio da solo…

Maledetto Cupido e Valentino,

non potevi rimanere morto?!

Choose Love – film documentario di Thomas Torelli

choose-love-1Thomas Torelli, regista romano, autore dei fortunati Un altro mondo e Food ReLOVution, sta presentando il suo nuovo progetto documentaristico, dopo 3 anni di lavoro, sul valore dell’amore e del perdono: Choose Love.

Nella tappa milanese del suo tour promozionale, Thomas ha parlato, al termine della proiezione, dell’intensità e del coraggio di voler diffondere un messaggio di speranza in un periodo di forti acredini sociali e lotte fratricide. Parlare d’amore oggi è un vero atto rivoluzionario, agire per amore invece che per odio comporta una forza interiore che ancora in pochi sanno di avere.

Mandela, come mostra il film, è stato l’esempio più evidente del secolo scorso. 27 anni di torture e di carcere non potevano avere vendetta. Mandela ha scelto il perdono vero. Quel dolore poteva essere lavato solo con l’amore e così ha guarito se stesso, ma soprattutto, i suoi carnefici.

Il film cerca di spronare, anche con testimonianze scientifiche, al ragionamento. I sentimenti negativi provocano solo altra sofferenza. Il motto di Gesù, porgi l’altra guancia, non vuol dire rendersi ancora una volta vulnerabili, ma offrire una risposta diversa da quella che ha ricevuto l’offesa. Non rispondere, cioè, al male con il male. C’è più dignità a saper perdonare che a condannare. Ma perdonare non vuol dire dimenticare, significa lasciar andare il passato, integrarlo nel proprio presente e proseguire con un’altra visione e un altro spirito.

un altro mondo----cover

La vita è responsabilità di chi la vive, non esiste colpa, non esistono vittime né carnefici perché se ognuno è responsabile di sé allora anche le disgrazie e le fortune sono opera del proprio destino e del proprio desiderio. Se vogliamo avere il merito di quello che nella vita valutiamo come positivo, perché non credere che anche le presunte disgrazie siano nostra responsabilità? Fin’ora scaricare la colpa ci ha alleggeriti di un peso, ma non ci ha guarito. Choose Love ci indica una strada diversa: ogni scelta comporta un effetto. Anche la scienza lo dice e non solo da ora. Test medici hanno dimostrato che il cervello emette e riceve onde che influenzano chi ci sta attorno. La Terra è un organismo con tanti frutti quanti sono gli uomini e questi frutti sono interconnessi tra loro. Quello che coinvolge un altro essere umano ci riguarda tutti. Scegliere l’amore, sempre, è il modo migliore per diffondere fraternità e positività.

Il film si tiene lontano da stereotipi sociali o politici, ma parla al cuore delle persone.

Si può non condividere tutto quello che i protagonisti del film dicono, ma si può ragionare, con il cuore aperto, su cosa convenga di più fare, agire per amore o per odio. È semplice capire quale sia l’unica strada percorribile per un futuro più umano e di unione vera. La diversità tra persone rimane, ma il fil rouge che unisce tutte le anime sulla Terra è l’amore.

Il dibattito ha fornito spunti interessanti, soprattutto sul divulgare il messaggio nelle scuole e fin dalla tenera età ai bambini, veri e sinceri custodi del messaggio amoroso dell’esistenza. Il bambino non ha filtri e capisce subito che la bontà provoca un sentimento d’amore senza uguali.

choose-loveThomas si schernisce di non voler essere un vero guru, ma i suoi film provocano un dibattito interiore che pochi film sanno creare. Thomas è più di una goccia nel mare dell’informazione e il suo contributo, da anni, ci regala emozioni uniche.

L’amore non può essere imposto, ma come ogni altra cosa, va coltivato giorno per giorno. Amare è forse la cosa più difficile da fare, va contro l’ego e l’orgoglio che il mondo e la società di insegna a perseguire. Gesù stesso portò un messaggio di amore e venne ucciso. Duemila anni dopo, forse, è ora di mettere in pratica, ognuno nel proprio piccolo, una sincera rivoluzione interiore per rompere le maschere dell’ignoranza e della paura.

Qui il link con le successive date della proiezione del film.

https://www.unaltromondo.net/tutti-gli-eventi/